Differenze e analogie tra Oltremanica e Oltretevere

Il capo dei conservatori britannici David Cameron chiede un ripensamento delle norme sull’aborto. Poiché nei paesi civili certe proposte possono costare il linciaggio, Cameron si è affrettato a specificare che la sua è una richiesta parecchio “soft”. Innanzitutto non invoca un voto parlamentare urgente. In secondo luogo vuole abbassare il limite della gestazione da 24 a 20 settimane. Il governo laburista  ha risposto picche su tutta la linea e per il momento la questione è archiviata. Facile, no?

Scànsati, Giovanna! Arriva Marianna

Bionda, viso pulito, dall’aria tosta oltre che intelligente. Si chiama Marianna e vorremmo dire anche il cognome ma non è possibile perché i giornali non lo riportano. Del resto, è una donna. Come le veline, le vallette, gli avatar di Second Life, le letterine e le ragazze di Non è la Rai, Marianna è soltanto Marianna. Sul sito di Repubblica il titolo è “Veltroni presenta Marianna“. Potrebbe essere una lavatrice, un’auto a metano, un formaggio da spalmare: Marianna.
Marianna fa la ricercatrice. Alta, bionda e se i fotografi le chiedono un sorriso, lei sorride.

Come Ambra (Angiolini), ora Marianna dovrà conquistarsi il diritto a essere chiamata con nome e cognome. E magari conquistare lo stesso diritto per tutte le altre. E poi sperare che anche per qualche donna arrivi il momento di essere chiamata per cognome senza l’inutile e discriminatorio articolo determinativo: la Bindi, la Finocchiaro, la Bonino.

Personaggi che, in quanto donne pensanti e parlanti, sono altrimenti dette pasionarie (sostantivo passepartout di tutti i pregiudizi indicibili e inscrivibili contro le donne).

Good luck, Marianna.

“Rendition”, bel film di sacrosanta denuncia

Jake Gyllenhaal, sempre con la sua faccia un po’ imbronciata che abbiamo imparato a conoscere in film come Donnie Darko e Brokeback Mountain, a un certo punto estrae dalla tasca il telefonino, digita un numero e chiede: “Passatemi la redazione del Washington Post“.  Che cosa avrà da raccontare il bel Gyllenhall? Di come lui, giovane agente della Cia in coraggiosa ribellione contro i suoi capi,  é riuscito  a liberare un chimico egiziano vittima di una rendition, cioé un’operazione illegale eseguita dalle autorita statunitensi per trasferire una persona da un paese a un altro al di fuori di qualsiasi procedura legale.

La scena fa un po’ sorridere, ma alla fine facciamo il tifo per l’attore e per la libera stampa. Il momento della telefonata al quotidiano che costrinse alle dimissioni il presidente Nixon è tra quelle memorabili di Rendition, il film che uscirà sugli schermi il prossimo 29 febbraio. Diretto dal regista sudafricano Gavin Hood, é una denuncia efficace di questa pratica antiterroristica adottata in larga scala dalle autorità statunitensi, o per conto di queste ultime,  dopo gli attacchi dell’11 settembre del 2001.

Bel film, intenso, girato fra il Marocco e Washington, con bravi attori. Spicca Meryl Streep, cinica e spietata dirigente della Cia, perfida come ci era già apparsa in Il diavolo veste Prada.

Il film é patrocinato da Amnesty International.

Se questa è la Coop, chi sono io?

Per l’azienda umbra Costruttori di dolcezze, Giulio Iacchetti ha firmato il prodotto Che cazzuola vuoi?, una tavoletta di cioccolata di forma triangolare, venduta in vari gusti insieme a una cazzuola di plastica. Come si apprende sul sito dell’azienda, grazie al suo esilarante nome l’innovativo prodotto introduce “un nuovo linguaggio di comunicazione“. Per ciascuna tavoletta di cioccolata, la Coop vende un pezzo di plastica a forma di cazzuola. Un colore diverso per ciascun gusto. Come si scopre nel sito, il consumatore può interagire con l’azienda e crearne una di suo gusto grazie all’iniziativa “Fatevi le cazzuole vostre“. Il buon Carlo Marx alzerebbe la mano per domandare: ne avevamo proprio bisogno? Secondo gli ideatori ne avevamo molto bisogno: l’oggetto passa “da porta-tavoletta a paletta-torta” e per giunta figura come “gadget ufficiale di Eurochocolate”. Il buon Gianni De Gennaro, commissario chiamato a contrastare i fiumi di rifiuti solidi urbani in continua crescita a Napoli, alzerebbe la mano per domandare: non dovevamo ridurre il volume degli imballaggi inutili? Già.

Un paio di bambini si rincorrono tra gli scaffali del supermercato urlando: “Che cazzuola vuoi! Che cazzuola vuoi!”. Ciascuno brandisce la sua. Evviva il design, evviva la comunicazione. E al diavolo il ciclo integrato dei rifiuti.

Nomenclature

guppycover2003.jpgguppycover2003.jpgguppycover2002.jpgguppycover200.jpg   Il signor Roy Jacuzzi, quello che ha inventato la vasca con le bolle, è uno dei personaggi presentati nel libro di Phlip Dodd, “The Reverend Guppy’s Aquarium“. Una carrellata di cose che hanno preso il nome dal loro scopritore/inventore. Un’occasione per dare una storia e un volto a parole come frisbee, cellophane e, appunto, guppy (questo pesce qui). Il signor Jacuzzi, che nel 1968 inventò il luogo comune degli status-symbol, vive in California e sta bene. Prima che alle vasche da bagno, il nome di questa famiglia di origine italiana fu legato brevemente a un modello di aeroplano. Che si chiamava Jacuzzi.

Body farm, dove il corpo si fa polvere

Nelle beauty farm si va per dimagrire, riacquistare la forma, rilassarsi, insomma, per farsi belli. Nelle body farm invece si va per marcire, polverizzarsi, diventare terra. Sapete che cosa sono? Quei luoghi che le Università dedicano allo studio dei cadaveri. Si tratta di terreni all’aperto dove cadaveri di persone che in vita avevano dato il loro consenso vengono lasciati decomporre naturalmente. Gli esperti di antropologia forense possono così raccogliere  dei dati che poi sarano utili agli investigatori quando si troveranno di fronte a corpi abbandonati. Lo stato di decomposizione dei corpi, la vegetazione che li circonda, gli insetti e gli altri animali che li rosicchiano possono dare informazioni molto utili sui tempi e le cause di un decesso. Elementi  fondamentali per le indagini nei casi di omicidio. Luoghi come questi sono ormai diversi, specie negli Stati Uniti. Uno viene descritto molto bene, anche con sano humor, dalla bravissima e spiritosa giornalista Mary Roach nel suo libro Stecchiti, pubblicato un paio di anni fa dalla Einaudi. In questi giorni, lo apprendiamo dal sito del quotidiano Austin American Statesman c’è polemica in Texas sul luogo in cui deve sorgere una body farm. In un primo tempo si era pensato a un terreno vicino all’aeroporto, ma poi è stato scartato perchè si temevano problemi a causa degli uccelli rapaci che inevitabilmente sarebbero stati attratti dai cadaveri. Alla fine si è scelto un ranch di 4.200 acri di proprietà della Texas State University. Lì i cadaveri potranno decomporsi in pace. Non più di sei per volta, specificano gli scienziati.

Le piccole dita del feto

Juno si chiama così perché all’epoca suo padre, installatore di condizionatori d’aria, andava matto per la mitologia greca. Adesso Juno ha sedici anni ed è incinta. Ecco un bel personaggio e una bella premessa: la trama del film si mette in piedi da sola.

Una storia già vista come questa può diventare un film indimenticabile, a saperlo fare. Jason Reitman ha fatto il pieno di recensioni entusiaste* puntando su un misto di delicatezza e di forza. L’adolescente scombinata tira fuori una forza vitale spiazzante. E spiazza le vite degli altri a volte sospese in attesa che accada qualcosa. Il film perfetto per questa campagna elettorale.

*(Ad esempio il Wall Street Journal: “A film of crisp, mordant wit and quietly radiating warmth”)