Anche a Condé Nast c’è la crisi. Anzi, secondo il New York Post c’è più crisi che altrove.

Anche a Condé Nast c’è la crisi. Anzi, secondo il New York Post c’è più crisi che altrove.

Bene, adesso il Corriere della Sera comincia a parlare di Twitter. Si attendono a stretto giro le interrogazioni parlamentari di Marianna Madia e le prediche di Francesco Alberoni.

Dopo la campagna per il nucleare, il governo riprenderà a battere sul “carbone pulito”. Che non esiste. Ecco lo spot a favore del carbone pulito realizzato dai fratelli Coen, che probabilmente non sarà trasmesso dalle reti Raiset:
E adesso anche Salman Rushdie se la prende col film che ha vinto otto Oscar, The Millionaire, già abbondandemente accusato di essere una rassegna di luoghi comuni e di buonismo. Un film dalla morale abbastanza pericolosa, secondo noi. Oggi Salman Rushdie aggiunge il suo carico: la trama di quel film, elogiato per i suoi elementi di realismo e di denuncia, è improbabile. Come fanno i due protagonisti ad arrivare al Taj Mahal, che si trova a migliaia di chilometri dal luogo della scena precedente? Come fanno a impadronirsi di una pistola, in India? Il problema non sarebbe tanto il film di Danny Boyle, precisa Rushdie, quanto la storia su cui si basa, che è un romanzo di Vikas Swarup.

Un mendicante si riposa in una strada della città cinese di Chongqing. La scimmietta segue il suo esempio.
Ora che è passata la tempesta si può tornare a chiedersi come mai un papa può morire come gli pare, mentre noi dovremmo sottostare alle pretese di quattro invasati. Nei giorni in cui sfumava lo scontro di civiltà sulla sorte di Eluana Englaro, qualcuno timidamente ricordava che Giovanni Paolo II forse ha avuto voce in capitolo sulla sua fine: il sondino per l’alimentazione forzata, le scelte dei medici, l’accanimento … insomma, resta il dubbio che ancora una volta le regole siano valide per tutti, escluso chi le fa.
Certi genitori andrebbero accompagnati a un corso accelerato di Civiltà Occidentale (quella cosa che viene dopo Sparta e inizia con Atene).
Che a pensarci, poi. Stefano Rodotà forse non è il primo che viene in mente quando si pensa alla leadership dell’opposizione. Ma mettetelo a confronto con Di Pietro. E con quell’altro, come si chiama?, Franceschini. E poi con Berlusconi (che è solo tre anni più giovane). Che effetto fa?
… Nel salutare venerdì ho scritto che mi dispiaceva non poter essere alla manifestazione di sabato a piazza Farnese. Mi ero scordata che uno degli organizzatori era mio padre. Chi mi conosce sa che è vero (che sono distratta). A presto.
Maria Laura Rodotà, Avanti Pop