La troia sdoganata

Questa mattina, nella lunga diretta di Rainews 24, Corradino Mineo, direttore del canale all news della Rai, ha sdoganato sulla tv di Stato la parola “troia”. “All’onorevole Catia Polidori, che ha votato la fiducia a Berlusconi, hanno gridato ‘sei una troia’”, ha detto Mineo, riferendo sui tumulti scoppiati nell’aula di Montecitorio durante il voto della mozione di sfiducia al Governo.

Una Famiglia indigesta per Berlusconi

Berlusconi è al tramonto per oltre il 70 per cento dei lettori del settimanale Famiglia Cristiana, che in questi giorni aveva lanciato un sondaggio sul sito on line della rivista (www.famigliacristiana.it) . Intanto Berlusconi ha annunciato che lunedì non aprirà a Milano la Conferenza nazionale sulla famiglia.

L’ultimo sberleffo di Cossiga, ma il funerale sarà privato

Francesco Cossiga è morto alle 13.18 di oggi al Policlinico Gemelli di Roma. Aveva 82 anni. L’ultimo suo sberleffo è proprio questa morte nel cuore di agosto. L’intera classe politica dovrà sospendere le ferie per accorrere a Roma, a rendere omaggio all’ex Capo dello Stato. La camera ardente sarà aperta domani al Gemelli, dalle 10 alle 18. Almeno le diposizioni testamentarie di Cossiga hanno evitato un funerale di Stato che avrebbe costretto a stare fianco a fianco Napolitano, Berlusconi, Fini e compagnia cantante. Una circostanza di cui, in queste agitate settimane della politica italiana,  tutti avrebbero fatto volentieri a meno, e non solo per l’affetto nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica. I funerali di Cossiga si svolgeranno in forma privata in Sardegna.

Altro stile

 

Vede qualche analogia fra la situazione di Sarkozy e quella di Berlusconi in Italia?

No, non ne vedo. Nicola Sarkozy ha dei ministri che hanno fatto degli errori, ma lui non è stato toccato direttamente dagli scandali. Sarkozy non ha avuto bisogno di fare leggi per mettere la museruola alla stampa o indebolire la magistratura. E in ogni caso Sarkozy ha un atteggiamento più democratico rispetto a Berlusconi.

(Christophe Barbier, direttore del settimanale francese L’Express, intervistato da Roberto Zichittella per Il Riformista)

Questione di mentalità

A chi ha chiesto a Verdini, indagato per un inchiesta su appalti pubblici, se avrebbe dato le dimissioni, il coordinatore del Pdl ha risposto: «Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità». Evviva la sincerità! In effetti, qualche dubbio sulla mentalità politica di Verdini era venuto a tanti quando, in occasione della manifestazione elettorale del 20 marzo a San Giovanni, il coordinatore Pdl scrisse una lettera ai parlamentari abruzzesi nella quale li esortava a recarsi nei quartieri ricostruiti (?) per reclamizzare la manifestazione e sollecitare i terremotati a ringraziare Berlusconi venendo a San Giovanni. Non contento, aggiungeva: “Non posso credere che quella popolazione, beneficiata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia 100 pullman oltre quelli già organizzati”. Tra l’altro, fu lo stesso Verdini a San Giovanni ad annunciare “siamo un milione” quando la questura parlò di 150mila persone in piazza.
È di qualche giorno fa la sentenza della Cassazione sul caso Marrazzo, nella quale è scritto che l’ex governatore del Lazio fu «chiaramente la vittima predestinata» di una «imboscata organizzata ai suoi danni» e nei suoi confronti non è ravvisabile alcuna responsabilità penale. Marrazzo non solo non è stato nemmeno indagato, ma era addirittura la vittima, eppure la delicatezza della vicenda che lo ha coinvolto ha reso inopportuna la sua permanenza in carica. Così dovrebbe comportarsi chiunque viene coinvolto in simili situazioni, quanto meno per decoro. Tanto comunque nel nostro paese, che finisca bene o finisca male, arriva sempre il momento della pubblica riabilitazione. Anche la prossima estate, come ogni anno, il Pdl svolge a Gubbio una sessione della sua scuola di politica. Ai nuovi virgulti del partito del premier auguriamo che in quei giorni Verdini abbia di meglio da fare.

Bye bye Scajola

 Claudio Scajola ha gettato la spugna come un pugile suonato e si è dimesso. La vicenda della casa con vista sul Colosseo che sarebbe stata acquistata da Scajola grazie ai generosi assegni versati dal costruttore Anemone lo sta incastrando senza rimedio. Lui strilla contro il “procresso mediatico”, ma oggi il ministro ligure viene stretto d’assedio non soltanto da Repubblica e Corriere della Sera. Anche i giornali più vicini a Berlusconi, Il Giornale e Libero, chiedono a Scajola di chiarire o dimettersi. Se si muovono con l’artiglieria anche Feltri e Belpietro significa che Scajola è spacciato. E infatti in mattinata sono arrivate le dimissioni. E’ la seconda volta che Scajola si dimette da ministro. La prima fu quando disse che Marco Biagi, il giuslavorista ucciso a Bologna dalla Br, era “un rompicoglioni”. Allora Giuliano Ferrara ne chiese le dimissioni definendolo “il ministro della malaparola”. Oggi Scajola è diventato il “ministro della malacasa”.

Prove tecniche di Quirinale

Sempre originale il nostro premier. Per i primi 15 anni della sua attività politica ha snobbato alla grande il 25 aprile come se fosse un inutile “rosso” di calendario. L’anno scorso invece la ricorrenza cadde in piena ondata emotiva (e mediatica) post-terremoto, da qui l’idea di tenere le celebrazioni ad Onna. Quest’anno ci è toccato assistere alla lettura di un inedito (e improbabile) messaggio alla nazione. Improbabile non solo perché il Berlusconi che legge un discorso dal tono dimesso e istituzionale risulta quasi irriconoscibile rispetto a quello cui siamo abituati, che parla a braccio con toni ruspanti. E’ improbabile perché Berlusconi oggi ha parlato di tutt’altro e non ha celebrato la Festa della Liberazione. Il suo incipit : «Nella ricorrenza del 25 aprile celebriamo la Festa della Libertà». Una festa della quale nel nostro ordinamento non c’è traccia. Di liberazione c’è n’è una sola: quella per cui hanno lottato i partigiani opponendosi ai nazisti e ai repubblichini. Nel suo discorso non un solo cenno ai partigiani, coloro che effettivamente lottarono per la libertà. Quella di Berlusconi, invece, si associa facilmente al «suo» Popolo della Libertà e alle vicende politiche attuali e contingenti. Non si sarà mica trattato di prove tecniche di trasmissione dal Quirinale?

Lo schizoide

C’è un uomo politico italiano che avrebbe definito il nostro premier “una persona dissociata e afflitta da disturbi schizoidi”. Ne ha parlato stamane Eugenio Scalfari su Repubblica nel suo consueto editoriale ed essendo ormai trascorsa una giornata intera senza nessuna smentita, si può ritenere che l’episodio sia realmente accaduto. Fin qui nessuna novità – penseranno in tanti – perché l’on. Di Pietro su Berlusconi ne ha dette anche di peggiori. E invece no, perché a pronunciare quelle parole sarebbe stato nientemeno che il Presidente della Repubblica. Pare che Napolitano sia rimasto molto contrariato dalle critiche espresse da Berlusconi a proposito dell’attività di controllo preventivo esercitata dalla Presidenza delle Repubblica sui disegni di legge presentati dal governo, controllo previsto espressamente dall’art.87 della nostra Costituzione. Invece in un colloquio privato il premier schizoide avrebbe promesso al Presidente di non muovere pubblicamente altre critiche a lui e al suo staff.
In totale sintonia col Presidente della Repubblica, pieno sostenitore del federalismo, si trova invece la Lega. E così oggi l’unico in grado di dividere Berlusconi da Bossi è proprio Napolitano. Con buona pace di Di Pietro.

No-Sarkò

A Nice, quelques manifestants s'étaient réunis pour le «No Sarkozy Day», le 27 mars 2010.

Si è svolto oggi a Parigi e in tutta la Francia il “No Sarkozy Day’”, iniziativa di protesta analoga a quella organizzata da Beppe Grillo lo scorso 5 dicembre contro il nostro presidente del Consiglio. Alla manifestazione, lanciata da 55 blogger francesi, hanno partecipato alcune migliaia di persone, molte meno del previsto (se ne aspettavano 100.000 e il gruppo di Facebook contro Sarkozy raccoglie 388.000 iscritti). Un No-B day in miniatura, insomma,   anche perché Sarkozy non è certamente  quel pericolo per la democrazia che rappresenta Berlusconi nel nostro paese. Così da oggi Sarkò e il nostro premier sono accomunati dall’avversione del popolo viola. E se da lunedì avessero anche in comune una clamorosa debacle alle regionali?