La troia sdoganata

Questa mattina, nella lunga diretta di Rainews 24, Corradino Mineo, direttore del canale all news della Rai, ha sdoganato sulla tv di Stato la parola “troia”. “All’onorevole Catia Polidori, che ha votato la fiducia a Berlusconi, hanno gridato ‘sei una troia’”, ha detto Mineo, riferendo sui tumulti scoppiati nell’aula di Montecitorio durante il voto della mozione di sfiducia al Governo.

Giaculatorie tecnologiche

Da non crederci. Oggi su  Rai 3 abbiamo assistito allo  spot del..Rosario elettronico. Risulta persino inutile qualsiasi descrizione: potete andare direttamente al sito http://www.ioprego.it. Eccolo, il rosario elettronico aiuta a “sentirti parte di una comunità di credenti che prega insieme a te”. Ma la preghiera non era un modo per stabilire un contatto diretto tra l’uomo e il Trascendente? Addirittura, per gli impediti della tecnologia c’è anche l’”edizione speciale” che consente di avviare la preghiera semplicemente accendendo la lucetta relativa al giorno della settimana. Per i fanatici dell’High Tech, invece, sono disponibili le applicazioni per I-phone e Smartphone. Ma ve l’immaginate il cattolico praticante (solitamente un po’ attempato) che recita il rosario davanti all’I-phone? Volete mettere al confronto il fascino vintage della coroncina di rosario della nonna? A lasciare basiti non è tanto il prodotto in sé (che per la verità sta pure vendendo abbastanza, a quanto pare), ma la visione degli spot sulla Tv di Stato in una fascia oraria di massimo ascolto. Va bene che “Business Is Business”, ma c’è un limite al cattivo gusto. Per non parlare del senso del ridicolo. O dovremo aspettarci che la Rai, dopo l’apparecchio per la preghiera fai-da-te, pubblicizzi strumenti per il sesso fai-da-te?

 

Il coraggio e i sogni di Gilberto Squizzato

Gilberto Squizzato, giornalista Rai, autore, regista, docente di giornalismo e al Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, è sempre stato una delle menti più brillanti e originali del giornalismo televisivo italiano. Ora ha scritto un bel libro sulla Rai che vorrebbe. E che, insieme a lui, vorremmo anche noi. Una Rai di qualità, dalla gestione trasparente, non soffocata dalla politica, non vittima dell’audience a tutti i costi, davvero capace di presentarsi come servizio pubblico.  Un libro dei sogni? Forse sì. Ma è lo stesso Squizzato a dire che “dobbiamo avere il coraggio di chiedere molto e non dei piccoli aggiustamenti”. Sarebbe un peccato lasciare solo Squizzato, con il suo coraggio e i suoi sogni.

Gilberto Squizzato, La Tv che non c’è, minimum fax, 239 pagine, 13 euro

Epuro, dunque sono

Povero Mauro Masi, direttore generale della Rai. Interi giovedì sera trascorsi davanti alla tv sperando che Santoro “la faccia fuori dal vaso”, e poi accontentarsi di cacciare Beppe Bigazzi, Morgan e Aldo Busi per aver detto quello che, in realtà, non hanno mai nascosto. Se uno invita Aldo Busi a partecipare ad un reality, non può fingere di non sapere chi sia e come la pensa, salvo poi recitare la parte della vergine violata. Nel ’96 Aldo Busi, in una memorabile puntata dell’”Uno contro tutti” al Maurizio Costanzo Show, parlò di pedofilia in questi termini:
Ieri sera, fortunatamente, si è parlato solo dell’omofobia nella Chiesa e di politica fiscale, ma non è bastato ad evitare la scure di Masi. In Rai ultimamente non si sa di cosa si può parlare e cosa no: un clima da caccia alle streghe. E con gli ultimi precedenti si scommette su chi sarà la prossima testa a cadere. E se fosse proprio quella di Masi?

La Rai in Sudamerica? Non pervenuta

Mentre si diffondono, anche sul web, le proteste, le raccolte di firme e gli appelli contro l’annunciata chiusura di alcune sedi Rai di corrispondenza all’estero, i Tg Rai stanno coprendo il disastroso terremoto in Cile con servizi preparati dalle redazioni di Saxa Rubra. Eppure la Rai dovrebbe avere, anzi ha ancora (forse vivo, magari vegeto), un ufficio di corrispondenza da Buenos Aires. Che certamente costa alla Rai (e a noi che paghiamo il canone) alcune decine di migliaia di euro all’anno. Come mai non viene utilizzato in questa emergenza, per seguire un avvenimento che è sulla prime pagine  di tutti i giornali del mondo? Prego, qualcuno ci illumini su questo assordante silenzio della Rai dal Sudamerica. Se le sedi Rai all’estero funzionano così forse fanno davvero bene a chiuderle.

Impar condicio

«Liberticida e assurda». Così Berlusconi ha definito la legge sulla par condicio, auspicandone l’abolizione. Fin qui niente di nuovo, dal momento che più volte il Cav. si è detto contrario alla quella legge. La par condicio fu varata dal centrosinistra esattamente dieci anni fa, nel maldestro tentativo di arginare la concentrazione dei mezzi d’informazione e la mancata approvazione di una legge sul conflitto di interessi. Il risultato è che le trasmissioni generaliste durante la campagna elettorale devono cercare in tutti in modi di evitare la politica (compito a dir poco impossibile), mentre gli altri programmi devono concedere spazi uguali a tutti i partiti, indipendentemente dalla loro storia o consistenza. È questo il motivo per cui prima delle elezioni compaiono in tv personaggi sconosciuti ai più ma imposti al telespettatore solo perchè candidati. Rischiamo di rivedere gente come Schultze del Partito Umanista o come Daniela Melchiorre dei Liberaldemocratici, tutti destinati all’oblio generale ad urne chiuse. 
Le parole di Berlusconi sembrerebbero quelle di un capo dell’opposizione: si fa infatti fatica a capire come mai con la maggioranza bulgara di cui dispone continua a “sopportare” quella legge anziché abrogarla. Ieri la Commissione di Vigilanza Rai ha votato un regolamento applicativo della par condicio che impedisce la messa in onda di trasmissioni di approfondimento politico durante la campagna elettorale. Un po’ come far chiudere i sexy shop in un quartiere a luci rosse, insomma. Ciò vuol dire che chi vuole decidere chi votare guardando la tv si lascerà ammorbare da quelle insopportabili tribune politiche al cloroformio. Ma ecco l’assurdo più assurdo: i vari Vespa, Santoro, Floris e Annunziata potrebbero continuare ad andare i video a condizione che ospitino nei loro spazi le tribune politiche. Un po’ come chiedere ad un grosso pastificio di mettere la propria etichetta su una prodotto preparato da qualcun altro con ingredienti scelti da quest’ultimo. 
Il regolamento si applica anche alle emittenti private, ma solo dall’11 al 28 febbraio, ovvero prima che cominci la vera campagna elettorale. Ovvero, fuori dalla Rai è zona franca. Non sarà mica che al Cav. tutto sommato la par condicio non dispiace? Fossimo in Bersani e Di Pietro sfideremmo Berlusconi chiedendogli l’immediata abrogazione della (im)par condicio. 
Ma Di Pietro e Bersani –ne siamo sicuri- dei nostri consigli non hanno bisogno.

Schermo splendente

Sorpresa, un trailer fatto con spezzoni di programmi televisivi italiani non piace alle televisioni italiane. A pensarci, a chi piace rivedersi, sbiaditi e deformati, nei filmati delle telecamere a circuito chiuso? Non fa una piega. E basta dirlo. Invece le scuse patetiche inventate dai vertici dei canali televisivi sono, appunto, patetiche. E puzzano di arroganza:

“Il contratto di servizio e il codice etico aziendale impongono che i messaggi pubblicitari siano leali,onesti,corretti e non contengano elementi atti ad offendere le convinzioni morali,civili,politiche dei cittadini e la dignità della persona”. (comunicato dell’ufficio legale Rai)

La Rai stabilisce che i suoi programmi sono probabilmente offensivi per le convinzioni “morali,civili,politiche dei cittadini” nonché la dignità della persona. Di questo ci eravamo accorti da tempo. Ed è un passo avanti che adesso lo riconosca, tramite il suo ufficio legale. Ma tirare in ballo il codice di autodisciplina per giustificare una scelta politica è tipico di chi vuole soprattutto rimarcare la differenza tra chi ha il potere di decidere cosa va in onda, e chi no.