
Su Repubblica il teologo Vito Mancuso commenta le lotte di potere in Vaticano (in particolare la presunta faida fra Bertone-Vian e Ruini-Boffo, combattuta tramite Vittorio Feltri) con sante parole. “Rimane però il problema pricipale, e cioè che oggi, molto più di ieri il criterio decisivo per fare carriera all’interno della Chiesa”, scrive Mancuso, “non è la spiritualità e la nobiltà d’animo ma il servilismo, e che la dote principale richiesta al futuro dirigente ecclesiastico non è lo spirito di profezia e l’ardore della carità, ma l’obbedienza all’autorità sempre e comunque”.
Aggiunge Mancuso: “Il messaggio dell’amore universale per il quale Gesù ha dato la vita non è un imbroglio. L’imbroglio e gli imbroglioni sono coloro che lo sfruttano per la loro sete di potere, per la quale hanno costruito una teologia secondo cui credere in Gesù significa obbedire sempre e comunque alla Chiesa”.
Terrificanti le parole di Ignazio di Loyola citate da Mancuso per esemplificare il suo ragionamento: “Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo vedo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.