È l’annuncio del giorno. Veltroni ritorna in campo ufficialmente (ma in realtà siamo almeno al quarto tentativo) e annuncia: «Basta con le correnti, farò una scuola per i giovani contro la politica ridotta a mestiere». Sembra che almeno abbia rinunciato a farne lui, di lezioni (magari aggiornerà il sito della Scuola, ché ce ne sarebbe bisogno).
In un post precedente si parlava di Madonna, neo consulente matrimoniale per un reality show. Si conferma il vecchio adagio “chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa insegnare, fa il preside”.
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Prodi e il semaforo
Walter Veltroni, quello che voleva trasferirsi in Africa, siede ancora in parlamento e rilascia interviste, asp
ettando che ritorni il suo momento. Massimo D’Alema continua a fare danni ma non molla, come se le batoste ricevute siano un modo per sentirsi vivo e ancora alla ribalta. Il Partito democratico, non avendo candidati spendibili alle prossime elezioni, ha guardato al suo passato e si è rivolto al suo (ex) padre nobile. Pensate cosa sarebbe accaduto se Prodi avesse accettato la candidatura a sindaco di Bologna. Erano giù pronti col fucile spianato. Già li sentivamo: «arieccolo»; «questi dicono tutti un sacco di chiacchiere, ma la politica nessuno la vuole lasciare»; «e pensare che voleva fare il nonno».
Invece Prodi no, lui non cambia idea, perché questo Pd non è il suo Pd. Perchè realizzare il ricambio generazionale significa lasciare spazio a qualcun altro, anche a costo di perdere. Come nel famoso sketch di Guzzanti: tutti corrono davanti al semaforo, ma Prodi resta fermo, immobile, tranquillo.
Titanic
Non sono molto d’accordo con certe cose che Veltroni dice e fa. Lui ha una grossa capacità di comunicare, di proporsi come elemento di novità. Ma quel che dice spesso è difficile da afferrare, da decifrare. Usa un linguaggio aperto a ogni soluzione, dice tutto e il contrario di tutto. Mostra una grande ansia di piacere, di essere appetibile a destra e a manca, che magari gli porterà molto consenso ma è poco utile a capire cosa sarà davvero il Partito democratico.
Francesco De Gregori in tempi non sospetti (prima delle primarie del 2007)
Panico in Africa: e se adesso arriva Veltroni?
Walter Veltroni si è dimesso dalla guida del Partito Democratico. Gli è stata fatale la sconfitta nelle elezioni regionali sarde. Una batosta dolorosa. Le dimissioni sono un gesto che gli fa onore, ma ora che cosa farà e dove andrà? Tornerà ai suoi vecchi progetti africani?
Il saluto più sentito è quello di Cattomoderasta:
A veltro’, sei così sfigato che se te casca er cazzo t’arimbarza in culo
“A disposizione”
Si apprende da organi di stampa che il mandato di Veltroni è a disposizione. Entro poche ore diranno che si scherzava, che il partito è già spaccato per conto suo, che non se ne parla punto. Ma, per fare fantascienza, si potrebbe abbozzare una lista di candidati ideali alla successione:
Mercedes Bresso
Ignazio Marino
Renato Soru
Sergio Chiamparino
…
Un giorno però bisognerà rompere il tabù del dopo-Veltroni. Perché tutto può succedere. Potrebbero rapirlo i marziani, per esempio. Intanto, per lui butta male nel sondaggio del Corriere …
La democrazia di Facebook
Andate a verificare. In due settimane e mezzo il gruppo “FUORI PAOLA BINETTI DAL PD” ha totalizzato 6494 membri. La pagina di Walter Veltroni, che esiste da inizio 2008, e’ ferma a 5000.
Staminali, la differenza tra Uolter e Obama
Quanta differenza passa tra Veltroni e Obama? A breve sara’ facilissimo rendersene conto. Basta aspettare la reazione del prossimo presidente degli Stati Uniti al diktat vaticano sulle cellule staminali.
A corto di fosforo e di buona fede
La memoria corta è trasversale.
Oggi Veltroni rimprovera a Berlusconi di fare troppi decreti-legge, dimenticando che il decreto-legge è stato lo strumento preferito dal governo Prodi, fino a qualche mese fa.
Notte bianca nel Darfur?
Tempo fa Tony Blair ha annunciato che si sarebbe impegnato per la pace in Medio Oriente. Sono annunci che difficilmente passano inosservati. Infatti da allora l’ex primo ministro è stato chiamato più volte a rispondere del suo nuovo lavoro all’estero.
In Italia certi annunci sono scritti sulla sabbia. Nessuno ha più chiesto a Veltroni che fine abbia fatto fare ai suoi propositi di andarsene in Africa. E a Piero Fassino del suo contributo per i diritti umani in Birmania per conto dell’Unione europea.
Meglio così. Facciamo finta di niente. Facciamolo per l’Africa e per la Birmania.
Quando c’era Lui
Il quotidiano La Repubblica ha inviato un temerario reporter nei territori nebbiosi e inesplorati della Gay Street di Roma, tra via Celio Vibenna e via Ostilia. L’inchiesta sembra supportare la tesi che da quando il sindaco di Roma è Gianni Alemanno, la popolazione omosessuale della capitale trema di paura mentre quando governava la sinistra erano tutte rose e fiori. Un certo Daniele dichiara che “Prima, quando c’era la giunta Veltroni, tu sentivi che gay e lesbiche godevano di una protezione”. E i treni arrivavano in orario, yess.