Onu, latex e frustino

Tra le diverse leggende sulla vita notturna delle grandi città, ci sono quelle che riguardano manager, alti funzionari e direttori di banca. Si dice che nel tempo libero questi personaggi preferiscano invertire le regole del gioco e calarsi nei ruoli opposti, quelli di chi deve eseguire gli ordini, subìre umiliazioni e insulti. Trapelano statistiche su quanti uomini di potere, spogliati del ruolo ufficiale, si lascino percuotere a frustate nei locali per scambisti, quanti siano disposti a pagare per farsi rimproverare, sculacciare o trascinare al guinzaglio. Ora, nei giorni di Davos questa urgenza di espiazione diventa una performance Continua a leggere

Slumdog Millionaire, anche gli indiani sono scettici

Dieci nomination agli Oscar. Il film di Danny Boyle, Slumdog Millionaire, ha fatto impazzire gli americani. Gli indiani, invece, li ha lasciati un po’ freddi. Il motivo è facile da intuire se si pensa che il film è tutto povertà e criminalità, laddove l’India sa essere un posto pieno di cose diverse e anche piacevole, per chi ci vive. A criticare il film, del resto, non sono i poveri, né i criminali indiani. Sono soprattutto gli intellettuali, quelli che scrivono sui giornali, che fanno opinione, che insegnano all’università. Secondo loro, nel film ci sono tutti gli stereotipi possibili, tranne forse gli incantatori di serpenti. Perfetto per commuovere noi occidentali (anche se non proprio tutti).

Come Curia comanda

A Genova circoleranno gli autobus degli atei, ma con uno slogan diverso. L’agenzia concessionaria che aveva censurato il primo slogan ha vinto due volte: ha costretto l’UAAR a modificare completamente il messaggio e si prepara a incassare il suo assegno. Passa la linea che i cattolici sono potenti e decidono anche le parole da usare in uno slogan.

Su un altro fronte, sempre a Genova, tira la stessa aria. La Curia pretende lo spostamento della data del Gay Pride, possibilmente alle calende greche. Anche qui, gli organizzatori sembra non vedano l’ora di chinare la testa e accettare il diktat.

In Francia l’autobiografia è donna

Tra i libri più venduti in Francia ci sono le autobiografie di tre donne. Sono Suor Emmanuelle (la religiosa morta pochi mesi fa alle soglie dei cent’anni), la cantante Françoise Hardy e Simone Veil, una delle personalità politiche più amate e rispettate dai francesi. Il libro postumo di Suor Emmanuelle, Confessions d’une religieuse, ha venduto 231.200 copie. Il testo della Hardy, Le désespoir des singes et autres bagatelles, dal 9 ottobre ad oggi ha venduto 151.500 copie. L’autobiografia della Veil, intitolata sobriamente Une vie, segue con 134.000 copie.