Il fascismo è la tassa sulle scissioni

Esce l’enciclica del papa che chiede, dicono i giornali, un lavoro dignitoso per tutti. Peccato che la Costituzione della Repubblica italiana l’abbia bruciato di sessant’anni. Articolo quattro:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Il testo della Costituzione promette molte altre cose. Su quel testo giurano i ministri, gli assessori, i professori. E quel giuramento è una promessa da mantenere. Lo ha ricordato ieri il partigiano Luigi Fiori, detto Fra’ Diavolo, nel corso dell’incontro londinese organizzato dall’Anpi. A ottant’anni Fiori gira per le scuole, distribuisce copie della Costituzione. Racconta la sua vita, lo smarrimento dell’otto settembre 1943, l’esercito allo sbando, la fuga verso le montagne per evitare l’arruolamento al servizio dei tedeschi. E poi gli anni tra i partigiani, a dividersi pochi bocconi di pane e a contare le munizioni per salvarsi la vita.
“Per voi adesso è ancora più difficile”, ha detto Fiori, al quale non sfuggono i rigurgiti fascisti dell’Italia di oggi. Saluta gli italiani di Londra con un elenco di virtù che servono per contrastare il fascismo “ripulito” di oggi. Un elenco lungo che comprende il sacrificio, la costanza, la pazienza. Fa l’esempio del vino buono: tempo e pazienza.
In un dialogo a quattr’occhi rivela la militanza in Rifondazione Comunista ma non si scandalizza troppo della diaspora della sinistra italiana, anche a fronte di una coalizione di governo di destra così ampia da includere i razzisti e i nostalgici. Una sinistra così polverizzata potrà mai rappresentare un’alternativa? “Noi siamo rimasti quelli che eravamo. Sono gli altri che se ne sono andati”, dice parlando delle scissioni degli ultimi vent’anni.
Sulle montagne i partigiani erano tanti, diversi (c’erano pure i monarchici!), uniti da un obiettivo comune. E c’era poco tempo per fare le scissioni. Ci si può interrogare sui tanti perché del fascismo, ma non si può trascurare che le divisioni della sinistra aprono spazi decisivi per il successo degli avversari, specie se sono determinati a vincere e governare insieme.
L’elenco completo delle virtù antifasciste citato da Luigi Fiore era lungo, suggestivo e difficile da tenere a mente. Ma tra queste spiccavano la coesione, la condivisione, la dimensione collettiva dell’azione politica. Non solo nel contrastare il degrado delle pratiche democratiche, ma anche nel proporre l’attuazione della Costituzione (a partire dall’articolo 4). La frammentazione della sinistra è un fatto. Ma nessuno, a parte Fiori e pochi altri, pensa che sia anche un lusso e uno scandalo. E pochi trovano curioso che, a sessant’anni dalla Costituzione antifascista, sia oggi il capo del Vaticano a reclamare il diritto al lavoro.

L’incontro era dedicato alla presentazione del libro
“The Italian Resistance”
di Tom Behan, senior lecturer di Italian studies alla University of Kent

2 commenti su “Il fascismo è la tassa sulle scissioni

  1. ANPI LONDRA ha detto:

    ciao sono franco dell’anpi londra,organizzatore della serata.
    tutto giusto quel che dici,personalmente avrei preferito che il dibattito successivo vertesse di piu’ sulla resistenza che su temi di attualita’ politica,cosa ahime’ meno nobile delle storie di luigi e di quelli della sua generazione.
    sul discorso della costituzione certo puo’ apparire un po’ retorico affidarcisi dopo che per sessantanni e’ stata spernacchata ma teniamo anche conto dell’eta’ di luigi fiori (arrivarci noi con la stessa forza e lucidita’…)
    sulla diaspora della sinistra nessuno ha le ricette magiche,piuttosto mi sembra giusto sottolineare le parole di luigi fiori sul ritorno al lavoro territoriale per contrastare l’armata mediatica,insomma anche il semplice parlare con gli altri nei bar,nei luoghi di lavoro,ecc cosa che magari sembra un po’ effimera e romantica da PCI anni cinquanta ma che al momento mi sembra l’unica cosa da fare.
    un abbraccio (oggi si replica alla libreria italiana)

  2. lodger ha detto:

    Aggiungo che mi dispiace molto di non poter riferire il discorso di Tom Behan, che ho seguito solo nell’ultima parte. Mi pare che anche lui facesse un discorso di paralleli tra ieri e oggi, parlando dei sindacati e dell’esigenza di non dividersi. Ma ne ho sentito solo un pezzo ed è un gran peccato.
    In bocca al lupo per l’appuntamento di stasera.

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