Attraverso lo specchio

Era marzo e questo blog segnalava le avvisaglie di una guerra aperta del presidente del consiglio contro i giornalisti. Arriva settembre e costui se ne esce con una dichiarazione che – sorpresa! – incarna il comune sentire della nazione: “Credo che possiate leggere sui giornali di oggi tutto il contrario della realtà”.  Ma di chi parla Berlusconi? Di tutti i giornali? Di tutti i giornalisti? Incluse le decine e decine ai quali paga lo stipendio? Incluse le decine e decine dei quali controlla il destino professionale? Oppure parla solo di una parte (quella che non gli piace, quella che non risponde ai suoi ordini o che lui non può condizionare)? Sicuramente pone l’accento sulla carta stampata, piuttosto che sulla televisione. Tuttavia non specifica, forse perché questo dettaglio non interessa a nessuno. Ed è questo il segnale più inquietante. Per molti italiani i giornalisti sono “la casta”, il loro destino non è all’ordine del giorno, i giornali sono già oggetti esotici.

La guerra ai giornalisti qui l’abbiamo prevista per un motivo: perché era prevedibile. La storia stava già scritta, poche deviazioni, poche differenze. Che si tenga a modello le campagne delle multinazionali del tabacco o quelle dei petrolieri contro i cambiamenti climatici, l’arte è quella di seminare dubbi nell’opinione pubblica. In inglese si chiama agnotology.

Il “New Blog Times” ha tradotto il termine come “agnotologia”: fabbricare dubbi allo scopo di disorientare la gente. Con qualche variante resa possibile dal controllo sul terreno di gioco.

– Dire una cosa, poi negare di averla detta. Ripetere l’operazione una decina di volte. Quindi passare alla fase successiva.
– Dire una cosa falsa. Ripeterla una decina di volte, fino a farla sembrare vera. Quindi passare alla fase successiva.
– Delegittimare gli apparenti detentori delle certezze: i media, la magistratura, e se avanza tempo anche le autorità religiose. Quindi passare alla fase successiva.

Magari sono solo coincidenze. Magari gli viene naturale. Ma su un punto non si scherza: sono cose che puoi fare quando controlli i mezzi di comunicazione. Adesso lo dice pure Baffetto:

Lo dice, ma non ci crede. Altrimenti non direbbe anche:

“Non credo che la legge sul conflitto d’interessi risolverebbe questi problemi. Non potremmo impedire a Berlusconi di cedere le televisioni ai suoi famigliari. Il problema è politico: sono gli italiani che hanno scelto come capo del governo il padrone delle televisioni. L’unico modo è far capire agli italiani che è una scelta improvvida”.

“Non è obbligatorio vincere pure avendo le televisioni”.

“Noi corriamo con un handicap”

“Siccome siamo in una grave crisi economica e siccome i proprietari dei principali giornali sono imprenditori, banchieri, e siccome queste proprietà hanno bisogno del governo, questo determina una ulteriore influenza di Berlusconi sul sistema informativo”

(Anche il partito di D’Alema aderisce alla manifestazione del 19 settembre a Roma, per la “libertà d’informazione”. Bah.)

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