USA off limits per i feriti di Haiti

Sono sospesi i voli militari coin i quali, dopo il terremoto del 12 gennaio,  sono stati trasportati negli ospedali degli Stati Uniti centinaia di feriti gravi. Ecco come la notizia è stata raccontata da Roberto Zichittella su Il Riformista di domenica 31 gennaio.

E’ bello e giusto essere generosi e solidali con le vittime del terremoto di Haiti, ma poi chi paga? La domanda arriva da Charlie Crist, dal 2006 governatore della Florida. Crist, un repubblicano, ha scritto a Washington per chiedere al governo federale di partecipare alle spese per le cure dei feriti haitiani  ricoverati negli ospedali della Florida. Il risultato è che da mercoledì sono sospesi i voli militari con i quali venivano trasportati negli Stati Uniti alcuni dei feriti più gravi estratti dalle macerie del terremoto.

Nelle ultime due settimane sono circa 500 gli haitiani portati in Florida a bordo dei C-130 dell’esercito per essere curati. Sono persone con gravi fratture e ustioni molto estese, tra loro c’è anche un bambino con una  lesione al cranio e diverse costole fratturate. Altre decine di feriti sono ricoverati nelle cliniche di altri stati. Ma ora tutto si è bloccato ed è cominciato un  confuso e anche un po’ vergognoso scaricabarile.

Il governatore della Florida nega di aver chiuso le porte in faccia alla gente di Haiti. “Vogliamo continuare ad assistere i nostri vicini di Haiti, ma ci vuole un piano di azione e il rimborso delle spese che ci stiamo accollando”, dice Sterling Ivey, portavoce del governatore Crist. Non c’è una stima delle spese finora sostenute, ma secondo il New York Times le cure per centinaia di feriti molto gravi, bisognosi di trattamenti complessi, ammontano certamente  ad alcuni milioni di dollari. Una spesa pesante in tempi di crisi e soprattutto per un governatore in corsa per un seggio al Senato federale nelle elezioni di mid-term del prossimo novembre. Farsi la fama di spendaccione in un anno elettorale  non può certo aiutare Crist.

Lo stesso  portavoce del governatore  ammette che la richiesta di Crist al governo federale può aver provocato una certa “confusione”. E il risultato si vede. Il ministero della Salute sostiene che la decisione di sospendere i voli militari è stata presa dall’esercito. I militari ribattono che sono stati costretti a interrompere i voi quando gli ospedali della Florida hanno deciso di non accogliere più i feriti nei loro reparti. Non è vero, replicano, le autorità ospedaliere. Abbiamo solo chiesto, precisano, di dirottare alcuni malati verso altri ospedali della Florida, non solo quelli della zona meridionale dello Stato.  Confusione totale, quindi.

Una soluzione potrebbe essere quella di applicare il National Disaster Medical System, una procedura utilizzata in caso di gravi disastri. Questo consentirebbe di coprire con soldi pubblici federali i costi delle cure per i feriti, senza distinzioni fra cittadini americani, haitiani legalmente immigrati o immigrati temporanei.

Intanto la lista dei feriti haitiani bisognosi di cure specialistiche è sempre più lunga e sull’isola non ci sono strutture mediche così sofisticate da consentire terapie efficaci.

Ma gli aerei non partono. I sopravvissuti in buona salute, invece, stanno organizzando i primi barconi per lasciare Haiti. Un gruppo di cento persone è stato intercettato all’altezza delle isole di Turks e Caicos, un territorio d’oltremare del Regno Unito situato a circa 145 chilometri dalle coste di Haiti. Per il momento gli haitiani non sono stati respinti, ma la autorità britanniche hanno deciso di ospitarli in un centro sportivo. Questi boat people sono l’avvisaglia di un esodo previsto e temuto da gran parte degli Stati della regione caraibica. Il terremoto del 12 gennaio ha lasciato senza casa un milione e mezzo di haitiani. E’ gente che non ha nulla da perdere a sfidare la sorte su un barcone della speranza.

ROBERTO ZICHITTELLA

Una trave nell’occhio fatta di smog

Solo una domanda, per carità. O due. O tre. Le domande riguardano lo smog, la salute dei cittadini e i sindacati.
In questa lunga stagione di lotte sociali abbiamo assistito a diversi scioperi dei trasporti, organizzati dai sindacati. Giornate d’inferno, code di automobili a perdita d’occhio, aria irrespirabile, ore e ore nel traffico senza poterne uscire. Sindacati duri, determinati a farcela pagare, a tutti noi, per le cose che loro non riescono a ottenere altrimenti. Lotte sociali, lotte sindacali: ci può stare. Dicevamo, le domande. Ecco la prima: il sindacato, viste le lotte che fa e le modalità che sceglie per farle, può ritenersi un nemico dello smog? Continua a leggere

Carceri aperte ai giornalisti

L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso.
Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della sicurezza pubblica. Al ministro della Giustizia, che denuncia l’emergenza carceri, segnaliamo che esiste anche “un’emergenza informazione”, per questo chiediamo di cambiare regole e prassi autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali.
Per aderire inviare una mail a appelli(at)ilmanifesto.it

Bello di mamma

Cosa non farebbe una mamma per i figli? Rodica Mutu, madre dell’attaccante della Fiorentina Adrian, si è autoaccusata di essere la responsabile della positività dell’attaccante a un controllo antidoping. La colpa della signora sarebbe di aver «dimenticato a casa del figlio delle pasticche dimagranti» che lui avrebbe «assunto ritenendo che fossero un semplice prodotto naturale». Peccato però che Mutu è recidivo, essendo stato beccato anche nel 2004, quando fu squalificato 7 mesi per cocaina. Il suo connazionale Cristian Chivu, nel goffo tentativo di difenderlo, si è lasciato sfuggire che Mutu è da sempre ossessionato dalla propria linea e dal terrore di ingrassare. E allora il campione rumeno avrà davvero tanto bisogno delle pillole dimagranti della sua cara mamma nei lunghi mesi di inattività forzata che lo aspettano.

Il politico (e il maiale)

Saranno contenti gli allevatori di maiali, un po’ meno quelli della compagnia farmaceutica Pfizer, produttrice del Viagra. La presidente argentina Cristina Fernandez ha ammesso di aver trascorso una buonissima vacanza in Patagonia, in compagnia del marito Nestor Kirchner, dopo aver consumato «un buonissimo e croccante maialino», ritenuto «molto meglio della pillola blu». E se lo dice così convintamente, c’è da crederle.
Resta il fatto che i politici hanno perso completamente il senso del distacco tra vita pubblica e vita privata.
Da noi qualche giorno fa, sul sito ufficiale del  Ministero degli Esteri, sono apparse foto del ministro Franco Frattini che lo ritraggono in momenti –diciamo così– non istituzionali.
Di questo passo ci aspettiamo che da Palazzo Chigi rendano note –per esempio– le pietanze preparate a pranzo e a cena per il nostro premier.  Ci saranno maialini in tutte le salse?