Prodi e il semaforo

Walter Veltroni, quello che voleva trasferirsi in Africa, siede ancora in parlamento e rilascia interviste, aspettando che ritorni il suo momento. Massimo D’Alema continua a fare danni ma non molla, come se le batoste ricevute siano un modo per sentirsi vivo e ancora alla ribalta. Il Partito democratico, non avendo candidati spendibili alle prossime elezioni, ha guardato al suo passato e si è rivolto al suo (ex) padre nobile. Pensate cosa sarebbe accaduto se Prodi avesse accettato la candidatura a sindaco di Bologna. Erano giù pronti col fucile spianato. Già li sentivamo: «arieccolo»; «questi dicono tutti un sacco di chiacchiere, ma la politica nessuno la vuole lasciare»; «e pensare che voleva fare il nonno».
Invece Prodi no, lui non cambia idea, perché questo Pd non è il suo Pd. Perchè realizzare il ricambio generazionale significa lasciare spazio a qualcun altro, anche a costo di perdere. Come nel famoso sketch di Guzzanti: tutti corrono davanti al semaforo, ma Prodi resta fermo, immobile, tranquillo.

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