Impar condicio

«Liberticida e assurda». Così Berlusconi ha definito la legge sulla par condicio, auspicandone l’abolizione. Fin qui niente di nuovo, dal momento che più volte il Cav. si è detto contrario alla quella legge. La par condicio fu varata dal centrosinistra esattamente dieci anni fa, nel maldestro tentativo di arginare la concentrazione dei mezzi d’informazione e la mancata approvazione di una legge sul conflitto di interessi. Il risultato è che le trasmissioni generaliste durante la campagna elettorale devono cercare in tutti in modi di evitare la politica (compito a dir poco impossibile), mentre gli altri programmi devono concedere spazi uguali a tutti i partiti, indipendentemente dalla loro storia o consistenza. È questo il motivo per cui prima delle elezioni compaiono in tv personaggi sconosciuti ai più ma imposti al telespettatore solo perchè candidati. Rischiamo di rivedere gente come Schultze del Partito Umanista o come Daniela Melchiorre dei Liberaldemocratici, tutti destinati all’oblio generale ad urne chiuse. 
Le parole di Berlusconi sembrerebbero quelle di un capo dell’opposizione: si fa infatti fatica a capire come mai con la maggioranza bulgara di cui dispone continua a “sopportare” quella legge anziché abrogarla. Ieri la Commissione di Vigilanza Rai ha votato un regolamento applicativo della par condicio che impedisce la messa in onda di trasmissioni di approfondimento politico durante la campagna elettorale. Un po’ come far chiudere i sexy shop in un quartiere a luci rosse, insomma. Ciò vuol dire che chi vuole decidere chi votare guardando la tv si lascerà ammorbare da quelle insopportabili tribune politiche al cloroformio. Ma ecco l’assurdo più assurdo: i vari Vespa, Santoro, Floris e Annunziata potrebbero continuare ad andare i video a condizione che ospitino nei loro spazi le tribune politiche. Un po’ come chiedere ad un grosso pastificio di mettere la propria etichetta su una prodotto preparato da qualcun altro con ingredienti scelti da quest’ultimo. 
Il regolamento si applica anche alle emittenti private, ma solo dall’11 al 28 febbraio, ovvero prima che cominci la vera campagna elettorale. Ovvero, fuori dalla Rai è zona franca. Non sarà mica che al Cav. tutto sommato la par condicio non dispiace? Fossimo in Bersani e Di Pietro sfideremmo Berlusconi chiedendogli l’immediata abrogazione della (im)par condicio. 
Ma Di Pietro e Bersani –ne siamo sicuri- dei nostri consigli non hanno bisogno.

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