Su Rai Storia, le tante voci di Sanremo

Enrico Salvatori ha curato per Rai Storia il programma Sanremo Fronteretro dedicato alla storia del Festival attraverso 60 anni di pensieri, parole, polemiche e canzoni. Il programma, in 6 puntate, verrà replicato dal 15 marzo alle ore 17.30 tutti i giorni sul canale del digitale terrestre Rai Storia.

Enrico, è stato facile orientarsi nel vasto materiale dell’archivio Rai sul Festival di Sanremo?
“Nonostante undici anni di esperienza di lavoro di ricerca nell’archivio Rai, la ricerca che ho fatto per il programma mi ha fatto scoprire materiali nuovi e inediti dei festival del passato. Molto materiale lo avevo già individuato in lavori precedenti legati a Sanremo. Due edizioni di Cocktail d’amore, tre anni dell’arena di Domenica In …, insomma il training su Sanremo c’era. Le teche Rai ospitano qualcosa come 500mila ore di audio/video, ma ci sono comunque molti buchi. Per esempio le serate di Sanremo fino al 1959 e tra il 1973 e il 1976 non esistono nella teca TV se non per qualche servizio TG, cosi come le edizioni 1966 e 1967 (quella di Tenco) non esistono. Ma ho trovato un prezioso backstage antecedente alla prima serata. Fa capire l’atmosfera della mostruosa macchina del Festival che fu probabilmente alla base del gesto del cantautore genovese”.

Che criterio hai seguito per realizzare il programma?
“Il criterio di scelta dei materiali  è stato questo: raccontare le parole intorno al Festival nel corso della sua storia, più che la musica presentata sul palco del Casinò e dell’Ariston. Quindi i servizi dei Tg, le interviste volanti dietro al palco ai vincitori o ai partecipanti, le gaffes sul palco dei presentatori, i reportage giornalistici, dal primo che compì Ugo Gregoretti nel 1961 per il suo Controfagotto, a quelli di TV7 del 63/64 (che sanno di Dino Risi e Jacopetti, per i più cinefili), a quelli de L’ Altra Domenica del 78/79, scatenatissimi e irriverenti, ma in linea con il rinnovamento “giovane” che stava facendo uscire il Festival dalla crisi degli anni ’70. Ho messo pure qualche frammento canoro per poter accompagnare  il racconto e dei sottopancia con gli ascolti, gli indici di gradimento e gli share di alcune edizioni per dare dati statistici mai forniti prima in nessun programma del genere”.

Quali sono i materiali che ti hanno maggiormente colpito durante la tua ricerca?
“Ho amato in modo particolare questi reportage, a cui aggiungo uno di Mixer dell’84 e uno di Sciuscià del 2001, dove il giornalismo d’ inchiesta minoliano e santoriano cerca di cogliere gli aspetti del fenomeno Sanremo. Poi mi ha dato soddisfazione parlare degli anni della crisi di Sanremo dal ’73 al ’76, di solito snobbati. Ho scoperto che grandi manager dello spettacolo (Salvetti, Ravera e Gigante, l’agente di Totò e Mina) si impegnarono per salvare un Festival di canzoni che era già un patrimonio culturale del Paese. Così come lo è Miss Italia. Per comprendere l’industria culturale italiana come fai a prescindere da questi fenomeni? E poi ho tentato di ricostruire con l’ uso di materiali d’ epoca la morte di Tenco, mettendo a confronto il reportage inedito che fece Lello Bersani a due ore dalla morte del cantante e l’editoriale che Sergio Zavoli fece nel Tg della sera.
Voglio cogliere l’occasione per ringraziare i responsabili del canale, la redazione e i tecnici perchè mi hanno sostenuto nello sforzo produttivo di un programma cucinato in pochissimi giorni”.

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