Nazione senza regole. Paese senza prospettive.

Sergio Ferraris per Atlantis
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La vicenda delle liste Pdl salvate dal cosiddetto “decreto interpretativo” che poi d’interpretativo possiede solo il nome, merita un approfondimento a mente fredda. Riflettendo sulla vicenda, infatti, ho trovato un’analogia tra la presentazione delle liste e altri aspetti della vita “civile” di questo Paese, come per esempio l’esame d’ammissione all’università o alla professione.
La presentazione delle liste, infatti, rappresenta una verifica del grado di preparazione di una forza politica alla competizione elettorale e, in caso di vittoria al governo. La composizione delle liste, la raccolta delle firme dei cittadini, l’espletamento delle formalità di garanzia, la tempistica nella presentazione e la cura nell’ordinamento del tutto sono tutti aspetti essenziali di quella che è nei fatti la prima prova, d’ammissione, per il quadro politico all’atto del governare e non meri atti burocratici come vorrebbero farci credere. E se si è fuori, si è fuori. Punto. Appuntamento alla prossima tornata, come all’Università: si ridà l’esame alla sessione successiva.
Se applicassimo la stessa logica all’esame di stato necessario per esercitare le professioni, ci ritroveremmo con valanghe di medici, avvocati, ingegneri e quant’altro assolutamente inadatti a esercitare ruoli cruciali che se non sono esercitati con dovizia e cura hanno sicuramente conseguenze gravissime nei confronti dei cittadini. In altre parole: possono uccidere.
Si potrebbe obiettare che la responsabilità di un politico, o di un amministratore non è così cruciale come quella di un medico, o di un ingegnere che per incapacità manifesta, uccidono ignari pazienti o passanti. Errore. La pessima amministrazione ha costi elevatissimi sia in termini di costi economici per il Paese sia per quanto riguarda le vite umane.
Di esempi sono piene le cronache. La violazione delle leggi edilizie sulla sismicità fa ‘sì che un sisma che in altri Paesi è giudicato d’intensità media, come quello dell’Aquila, faccia dieci volte le vittime dello stesso terremoto in un’altra nazione. La sistematica ignavia degli amministratori locali sul fronte del traffico, questione che il Governatore della Lombardia Formigoni, sì proprio lui salvato dal “decreto interpretativo”, conosce assai bene, sta causando 8.000 decessi l’anno per motivi respiratori, ma soprattutto sta producendo una generazione di italiani, ora bambini, asmatici e allergici, che avranno la vita segnata da problemi respiratori, mentre una Pubblica amministrazione sempre più inefficiente sul fronte degli obblighi che lei stessa si impone, si veda tutta la questione delle autorizzazioni sulle rinnovabili, è un enorme fattore di strozzatura della competitività delle imprese e quindi della Nazione stessa.
Quindi se si passano i primi esami per governare in maniera truccata barando come si potrà poi dirigere macchine complesse come quelle delle Regioni? Semplice: facendo male. E così il tanto sbandierato partito del “fare” diventa quello del “fare male”. Ma sarebbe ingeneroso addossare la colpa solo alla classe politica, salvando la cosiddetta “società civile” che è oggi molto minoritaria in questo Paese, il quale ha perso una qualsiasi concezione elementare di ciò che è bene pubblico.
Alzi la mano, infatti, chi non ha mai cercato una scorciatoia per evitare di pagare una multa, magari rivolgendosi a un vigile amico, sveltire una pratica in maniera un po’ disinvolta, oppure banalmente, che non ha parcheggiato in doppia fila infischiandosene del fatto di provocare rallentamenti e ingorghi. Piccole cose, si dirà, ma significative di uno stile di vita che una larga parte della politica alimenta proprio perché gli è richiesto da un’altrettanto larga parte dei cittadini. Quindi, per cortesia, la si pianti con quest’ipocrisia, in larga parte diffusa specialmente a sinistra, che esistono i buoni da una parte, ossia la “società civile” e i cattivi dall’altra.
Il partito dell’interesse individuale e privato nella cosa pubblica, ormai, è rigorosamente trasversale, bipartisan e prova di ciò la si trova nell’atteggiamento tiepido dell’opposizione di fronte al sistematico smantellamento delle strutture pubbliche da parte di questo Governo.
E con ciò voglio concludere con una nota sul Presidente delle Repubblica Napolitano dal quale molti a sinistra, dopo la firma di ieri, si sentono traditi. Io no. Non ho mai creduto alla “sacralità” di questo ruolo in quanto tale. I Presidenti della Repubblica valgono in quanto uomini e in base a ciò che sono stati prima di assumere al Quirinale e a ciò che fanno durante il settennato.
Il Presidente Napolitano non è sicuramente tra i peggiori che abbiamo avuto, uno per tutti Francesco Cossiga che si guadagnò per la sua attività il soprannome di “picconatore”, ma nemmeno tra i migliori. È sufficiente dare un’occhiata alla sua biografia politica, e fate attenzione ho scritto politica, per rendersi conto che il Presidente Napolitano è cresciuto in un humus culturale e politico, il Pci dal dopoguerra in avanti, che non ha brillato per innovazione politica e sociale.
Ricordo a questo proposito che il Pci si astenne sull’approvazione dello statuto dei lavoratori, non fu centrale tra i promotori della legge sull’aborto e di quella Basaglia e non fu nemmeno protagonista di primo piano nella lotta per il divorzio e nell’istituzione del Servizio sanitario nazionale: tutte battaglie che sono state le svolte di modernità fondamentali per il nostro Paese.
E aggiungo, visto che di queste tematiche mi occupo, che la nascita della coscienza ecologica in Italia è stata fortemente contrastata nei fatti dal Pci e dal sindacato, filonucleari fino a Chernobyl e oltre fino a oggi, arroccati nella difesa a oltranza delle fabbriche della morte, come l’Acna di Cengio, la Stoppani di Cogoleto, la Farmoplant di Massa Carrara, i poli chimici di Priolo e Porto Marghera, fino a negare e a occultare le morti per cancro degli stessi operai, dei quali anacronisticamente si voleva difendere il posto di lavoro scontrandosi oltretutto con i settori più avanzati dello stesso movimento operaio che in quegli anni cominciava faticosamente a scrollarsi di dosso il ricatto occupazionale, scoprendo al tempo stesso il rapporto tra fabbrica, salute e ambiente.
Quindi cosa aspettarsi da un Presidente, con una biografia fino in fondo da uomo d’apparato, che ha vissuto in questa cultura altrettanto d’apparato? Io non mi aspetto nulla di più di ciò che ha fatto, con luci e ombre. E non mi stupisce la firma con la quale egli ha rinunciato al suo ruolo di garante della Costituzione e il fatto che nel proprio messaggio sul sito del Quirinale affermi: «il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità».  Il Presidente Napolitano non mi entusiasma. E non ci si aspetti che un uomo con questo retroterra e di quell’età, perché anche il fatto che siamo una gerontocrazia conta, capisca la società d’oggi, come forse vorremmo. Magari sarebbe il caso di evitare di aggrapparsi alle icone specie quando questo ruolo è più desiderato dal “popolo della sinistra” che dal diretto interessato.
Quindi che fare? Se mi avete seguito fin qui alla ricerca di soluzioni rimarrete delusi. Non possiedo formule o ricette, o meglio so che esistono, ma non me ne faccio promotore. Faccio un lavoro diverso. Il mio mestiere è quello di fare il giornalista, non il politico e quindi raccontare e interpretare i fatti per chi mi vuole leggere. Punto. Chi è alla ricerca di soluzioni guardi oltre al confine del nostro Paese e faccia un minimo d’attenzione alle dinamiche politiche delle altre Nazioni. Se non avete i paraocchi dell’ideologia e non siete in malafede vi basterà una mezz’ora sul web per trovare le risposte che ci interessano.
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Un commento su “Nazione senza regole. Paese senza prospettive.

  1. lodger ha detto:

    Alzo la mano, e me ne vanto. Ho pagato tutte le multe, sempre. Ho rispettato le scadenze, sempre. Ho un cugino vigile urbano, che quando indossa la divisa non mi conosce. E io non conosco lui. Nella mia famiglia funziona così. Famiglia di matti?

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