Un post per perdere qualche amico su Facebook

La piazzetta virtuale di Facebook offre un utile sguardo su certi modi di raccontare gli eventi politici di questi giorni. Lì sono di casa lo sfogo, il motto d’odio, le proiezioni collettive e le allegorie deliranti. Alcune di queste manifestazioni sconfinano in una faziosità insopportabile. Su Facebook ci si può rendere conto di quanta pochezza possa restare al fondo di una identità politica costruita sulla contrapposizione.
Il canovaccio fetido della commedia berlusconiana offre ormai ogni giorno ottimi spunti di critica elaborata e intelligente. Su Facebook, invece, fioccano quotidiane battute sulla statura fisica del ministro Brunetta. Si ha in quei momenti la percezione che ogni futura vittoria della sinistra non possa essere che apparente. Che questo insistere sulle tare antropologiche (fisiche o culturali) della destra sia la prova di un deragliamento morale così sconvolgente da non aver lasciato traccia di sé nella memoria di tutti noi. Cari amici di Facebook, ve lo ricordate voi il momento esatto in cui abbiamo smesso di ragionare sulle cose che contano davvero?

In Rete oggi molti hanno segnalato uno striscione “sgrammaticato”:

Chiaramente l’errore è stato aggiunto manipolando la foto. Altrettanto chiaro è lo scopo di questo scherzo: tentare di esagerare un fatto dato per certo, ovvero una scarsa considerazione dei manifestanti e del governo per le regole, inclusa l’ortografia. Su questa linea, è circolata anche la foto di uno striscione che mostra i tarocchi, e la testa del giudice Borsellino usata dai manifestanti per rappresentare la carta della Giustizia:

L’intenzione dei manifestanti non era quella di denigrare Borsellino. Non poteva esserlo. Borsellino è un eroe “di destra”, si racconta di sue simpatie per il MSI, il partito che fu di Gianfranco Fini. Inoltre, la sua figura è associata alla Giustizia, laddove quella di Di Pietro rappresenta “il Pazzo”, quella di Emma Bonino “La Morte”. Striscione di pessimo gusto, per tante, ottime ragioni. Tranne una: l’offesa diretta alla memoria di Borsellino, denunciata su Facebook, è difficile da scorgere.

Viene da chiedersi come mai, però, alcuni a sinistra si siano tanto indignati per il riferimento al Borsellino-Giustizia e nessuno per il riferimento a Bonino-Morte. Come se “Bonino-Morte” fosse tutto sommato un accostamento passabile. Stesso dicasi per “Di Pietro-Pazzo”. Si replica, in questo caso, la dinamica per cui tra tanti argomenti possibili, tutti buoni, si finisca per insistere su quello più terra-terra, a buon mercato, per giunta falso.
Non è chiaro se, stanti le buone ragioni della sinistra, in molti amici di Facebook scarseggi più il coraggio o la convinzione. Non si capisce come persone di buone letture e di ottimi principi cedano così facilmente alla tentazione di entrare nella mischia, dove non c’è davvero molto da guadagnare. Facebook, infatti, è uno spazio pubblico dove i più stanno a guardare, e tra loro ci sono quelli che fanno la differenza nelle urne. Lo sanno gli addetti alla comunicazione di Berlusconi (che per queste cose spende benissimo i suoi soldi). Dalla mischia si può uscire vincitori quando si vuole. Basta uscirne per primi, magari con uno striscione che dice “L’amore vince su tutto”. Ed è una recita fantastica, da ripetere all’infinito, o almeno fino a quando gli altri ci cascano.

5 commenti su “Un post per perdere qualche amico su Facebook

  1. ELENA ha detto:

    Mi piacerebbe conoscere la vostra interpretazione di questo striscione, perchè ho letto tante belle parole ma senza trarre alcuna conclusione….ci ho provato ma non sono riuscita a dare un ‘interpretazione diverso da un indecente accostamento tra la giustizia che non funziona e la figura di Paolo Borsellino….

  2. […] casa lo sfogo, il motto d’odio, la condivisione di proiezioni e allegorie deliranti, … Leggi l`intero post » Post a Comment […]

  3. lodger ha detto:

    Elena, Lei non conosce i tarocchi. I tarocchi sono semplici. Ci sono carte buone e carte cattive. Nei tarocchi la giustizia è buona, la morte è cattiva. E il pazzo è pazzo. E Lei una conclusione l’ha tratta, diversa dalla mia, prima ancora di leggere qui.

  4. anna maria ha detto:

    Bellissimo articolo e bellissima analisi che condivido in pieno. Trovo tutto ciò molto ridicolo da parte della sinistra che vuole tanto distinguersi dalla destra ma che alla fine fa il suo stesso gioco. ..Inoltre tutti quelli che si indignano di fronte a questa destra dopo alla urne fa il volta faccia… mi domando la coerenza dove sia finita. Tutti bravi su facebook a deridere l’avversario, a creare fotomontaggi e altre cavolate che lasciano il tempo che trovano..bisognerebbe utilizzare questo potente strumento per far conoscere le proposte e i programmi della sinistra… dato che nessuno o pochi lo fanno mi fa pensare che ci sia ben poco da dire ahimé.
    Anna

  5. MG ha detto:

    Abito sull’Appia e sabato ne ho visti sfilare sotto casa. Mi colpiva la presenza di bande musicali, di gruppi folkloristici in costume, di gente, insomma, che non sembrava manifestare niente di più di quello che ti aspetteresti in una festa di paese. Un grande e bella festa di paese. Mancavano quelli con lo zucchero e filato e i mostaccioli. Poi, qualcuno, più scalmanato sventolava tricolori e si agitava in modo ordinato e, direi, d’ordinanza. Ma erano pochi. Mi ha colpito però un gruppo di giovani manifestanti che cantava la “società dei magnaccioni” (quella che fa “oste, portace da beve (…) a noi nun ce piace da lavora’” ecc. La cantavano senza ironia, con lo spirito goliardico con la quale la si cantava ai tempi del liceo in gita fuori porta. Non si rendevano conto, come chi ha messo Borsellino fra i tarocchi, del senso o dell’apparenza della loro rappresentazione.
    Si è perso, come forse direbbe Vendola, il senso della narrazione. Come Busi, pure, ha denunciato all’Isola. E si vive di soli spot.

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