D’Alema, qui si parla bene di te

La domanda, quando si parla di D’Alema, è sempre la stessa: ci è o ci fa? Ovvero: quando sbaglia, lo fa apposta oppure gli sfuggono di mano le situazioni?
Prendiamo il caso più attuale, la trasmissione di Giovanni Floris dove D’Alema ha detto a un giornalista “vada a farsi fottere”. Inutile discutere se sia giusto o no dire una cosa del genere (non è giusto, non si fa). La domanda, qui, è se D’Alema lo abbia fatto per un motivo, oppure se abbia perso il controllo della situazione.
La trasmissione di Giovanni Floris è la stessa dove Nichi Vendola disse “vaffanculo” a Gasparri.
Certo, fu un errore. Certo, non si fa. Ma guardate Vendola. Guardate come sta bene adesso. Massimo D’Alema ha seguito i suoi passi. Ha detto “vada a farsi fottere” a un interlocutore che, con la scusa del giornalismo, tentava di metterlo spalle al muro, proprio come Gasparri tentava di mettere nell’angolo Vendola quella volta. Stesso copione.
Adesso si discute della reazione di D’Alema e della sua spiazzante esibizione di forza fisica. Molti condannano. Come se le buone maniere fossero l’unica ragion d’essere della sinistra e della sua diversità. Come se, perse quelle, andasse in polvere una presentabilità costata anni e sacrifici – e diventata, nel tempo, una gigantesca ossessione.
Più che a fare bella figura in società, un politico deve badare alla sua reputazione e difenderla, quando ce l’ha. Ma c’è di più. Un politico deve anche dimostrare di sapersi discostare dai suoi canoni, di sapere usare, oltre alle proprie, anche le armi altrui. Ed è proprio un “saper fare” inedito quello che D’Alema ha esibito ieri, proprio nella fase in cui tutta l’Italia si chiede se il segretario del PD Bersani abbia perso la voce e cresce l’insofferenza verso un’opposizione che crede di essere in Svezia. D’Alema conosce il problema, ne ha parlato. Poi ha forse deciso, a freddo, di agire. Ha insultato, poi ha urlato, ha insultato ancora, ha interrotto, ha coperto la voce dell’altro, gli ha impedito di parlare. Il messaggio era questo: “volendo, sappiamo fare come fate voi”. Follia? Mica tanto. Più o meno era lo stesso messaggio che gli USA mandavano ai sovietici quando accumulavano testate atomiche, accertandosi che venissero a saperlo. All’epoca risultava chiara la differenza tra possedere le bombe e utilizzarle, tra avere la forza e rivolgerla contro il nemico. Ma forse all’epoca eravamo più raffinati di oggi. Non tutti colgono, ora, il valore di un arsenale ben custodito. Saper fare la voce grossa, sapersi mettere sullo stesso piano degli altri, è una virtù, a patto di non prenderci gusto. L’uscita di D’Alema insiste su queste sfumature. Non esclude che, dopo il bisticcio, si possa tornare a parlare sottovoce e a mettere fiori nei loro cannoni. Facendo ben presente, sempre, che si tratta di una libera scelta e non di debolezza.

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