Letterina

Caro Di Pietro,
In un’intervista al Corriere della Sera oggi fai mea culpa. Ma non basta. E no. Come scrivevamo ieri, dovresti spiegare dove prendi la gente che porti in Parlamento, come la scegli. Oggi ti dici dispiaciuto di quello che è successo, dei due deputati del tuo partito che hanno dato al governo due dei tre voti che gli hanno consentito di sopravvivere. Insomma, se quei due voti fossero andati dall’altra parte, oggi avremmo una maggioranza diversa. Ed è un film già visto. Già in passato ci sono stati deputati tuoi che hanno fatto il salto, in modo decisivo. E allora: chi, cosa, garantisce che il tuo partito non lo faccia ancora? Che non continui a offrire, attraverso i suoi deputati, altre occasioni d’oro alla classe politica che dichiara di voler combattere? Serve quindi qualche spiegazione sul metodo: Di Pietro, come scegli i tuoi deputati? Chi te li presenta? Come verifichi il loro curriculum? In base a cosa hai stabilito che Razzi e Scilipoti, che oggi hai definito “privi di strumenti culturali”, fossero degni di sedere in Parlamento? Intendi completare la tua autocritica con una dettagliata spiegazione di come sceglierai i tuoi prossimi deputati, per evitare che succeda ancora, ammesso che qualcuno intenda ancora votare il tuo partito?
Fiduciosi in una risposta molto presto,
Atlantis.

4 commenti su “Letterina

  1. Chiara ha detto:

    La mandiamo anche a Veltroni una letterina?

  2. lodger ha detto:

    Me lo sono chiesto. La mia conclusione è che Veltroni è Dio a confronto con Di Pietro. Per dire, oggi Di Pietro nell’intervista dice che i due deputati in questione erano “privi di strumenti culturali”. Gente che lui ha portato in Parlamento. E ce lo dice solo adesso. Ecco, basta questo per pretendere che Di Pietro si faccia un bel tatuaggio in fronte anzi due, uno con la scritta “Scilipoti”, l’altro con la scritta “Razzi”, ma scritti al rovescio, in modo che si leggano bene ogni volta che si guarda allo specchio. E visto che lo spazio in fronte non gli manca, aggiungere il nome di Sergio De Gregorio, un’altra creazione di Di Pietro.
    Il caso di Veltroni è diverso. Veltroni a un certo punto della sua fiammeggiante carriera di leader della sinistra ha ritenuto che i migliori difensori delle classi subalterne fossero i ricchi. Quindi ha fatto deputato uno come Calearo, e non solo lui. Su come la sinistra possa arrivare a fare puttanate del genere si sono scritti libri, ovviamente non in Italia (cito “What’s the matter with America?” di Robert Frank). Il fatto di Veltroni è che Calearo è uscito dal PD in tempi non sospetti. Per dire, non nelle 24 ore precedenti il voto di fiducia. E questo lo salva un pochino. E lo rende Dio accanto a Di Pietro. Inoltre, le lettere a Uòlter le scrive meglio Matteo Bordone.
    Tornando a Di Pietro, pare che il suo caro amico De Magistris, in questo gran caos, abbia avanzato l’idea di affiancare il leader nella scelta dei deputati. Di Pietro non si è molto entusiasmato all’idea.

  3. Chiara ha detto:

    “Veltroni è Dio” è un’affermazione che mi provoca orticaria sebbene usata a mo’ di comparazione. Comunque si, sarà bene commissariare Di Pietro.

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