Occhi nudi

Da giorni si parla di questa foto di Vendola, nudo in spiaggia. Le reazioni sono ovvie. Qui ancora non capiamo una cosa: la forma delle pecette. Come mai hanno usato rettangoli lunghi e orizzontali? Che razza di organi sessuali avevano, trent’anni fa, Vendola e i suoi amici?

Guardate qui:

Passi per quello più a destra, che magari in quel momento avrà avuto i suoi pensieri per la testa. Ma quello a sinistra. Che cosa avranno voluto nascondere i grafici del Giornale? Un ombelico basso e sorridente?
Al giorno d’oggi chi voglia manipolare una foto ha diverse possibilità. I mezzi sono sofisticati e facili da utilizzare. Si prende l’immagine e si sfuma la parte da censurare. Si può usare il trucchetto dei pixel, quello che si usa per coprire gli occhi dei bambini per non violare la legge sulla privacy. Oppure si ombreggia. Oppure si usa un pallino rosso, come nei rotocalchi birichini. Qui siamo a metà strada perché sicuramente il rettangolo nero attira l’attenzione. Ma né la forma, né il colore, né la disposizione sembrano scelti a caso.
Questo rettangolo nero orizzontale è un tocco vintage, visto in certi pornazzi anni Settanta, quando con quella forma si coprivano però gli occhi degli attori. In Rete scarseggiano gli esempi, ma questa è una bella citazione:

Quel rettangolo, insomma, tradiva la vergogna delle persone fotografate nelle pose più intime. Allo stesso tempo, stabiliva un’intimità preziosa tra gli attori e il pubblico. Sottolineava una complicità sinistra, un turbamento. Gli occhi mascherati volevano dire “caro lettore, mi sono prestato a questo gioco ma sappi che non sono sereno, e che sto mettendo a rischio la mia reputazione per te”. Chi nascondeva gli occhi confessava insomma un torto, ammetteva un turbamento sinistro. E il pubblico apprezzava, tra le diverse cose, una specie di solidarietà: il consumatore di pornografia è tormentato quanto chi glie la fornisce. Ecco perché quel rettangolo era più di una maschera. Era l’icona di un’esperienza forte, comune a tutti gli uomini e le donne di mondo che abbiano vissuto quell’epoca lì. Era l’icona della complicità sordida tra il porno e il suo pubblico.
Adesso, piazzare quella forma su questa immagine è una scelta forte. E non è una scelta casuale. Quella forma, orizzontale e lunga fatta apposta per coprire gli occhi, è calata verso il basso. Una maschera caduta. Calare quella maschera sul pube sicuramente attira l’attenzione di chi guarda. Soprattutto, porta i personaggi fuori dal loro contesto (almeno dal punto di vista di chi riesce a immaginare la differenza tra una spiaggia naturista di trent’anni fa e una rivista porno degli anni Settanta).
Il rettangolo-maschera cade verso il basso. Lo sguardo del porno-colpevole è esposto. Vergogna, vergogna!, vorrebbero farci dire. Ma quegli sguardi sono così sereni.

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