Esquilino, un blog contro il degrado

Il blog Degradoesquilino nasce per servire uno dei quartieri più caldi di Roma, quello stretto tra l’area del Colosseo e la Stazione Termini. Un sito che riporta puntualmente scandali locali, piccoli e grandi, e attraverso testi e foto li racconta col carattere di chi non si rassegna all’illegalità. Abbiamo rivolto le nostre domande via e-mail alla redazione. Per motivi che comprendiamo, gli autori di Degradoesquilino preferiscono restare anonimi.
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Come nasce il blog?
Il blog nasce con un duplice obbiettivo. Un obbiettivo, per così dire, giornalistico, volto a informare ed aggiornare i cittadini del nostro Rione relativamente ai fatti, alle novità, agli appuntamenti e soprattutto al degrado urbano del territorio. E un obbiettivo di sensibilizzazione che punta a focalizzare dei problemi che solo incidentalemente sono dell’Esquilino, ma che potrebbero essere riferibili a qualsiasi altra zona della città. Un tentativo, insomma, di essere universale.
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Curiosità e passione nei viaggi di latitudinex

ciao Roberto, va benissimo tutto. ecco le risposte: 1- Come sito abbiamo iniziato relativamente da poco tempo e oggi senza i social network non si va da nessuna parte, così stiamo usando tutti i canali possibili per farci conoscere, come facebook e il blog. Questo è anche uno strumento che usiamo quasi a modo di "riassunto" di quello che si può trovare, in maniera più dettagliata, sul sito. Ormai i blog sono indispensabili come mezzi di comunicazione. 2- Alla grande! Nel senso che i diari di viaggio di personaggi dello spettacolo e dello sport sono un valore aggiunto al nostro sito e al blog. Sentir raccontare da un personaggio pubblico la propria esperienza di viaggio è una curiosità, per chi legge è uno stimolo in più per andare a visitare un Paese e per chi lo racconta è un modo per farsi promozione senza intoccare la dignità personale e il privato, cosa che accade sempre più spesso con il gossip ossessivo che ha invaso i media. L'idea dei diari di viaggio è nata perchè sia io che il vicedirettore Claudia Di Meo veniamo dal giornalismo musicale, in particolare io mi sono occupata anche di televisione. Per noi è stato naturale chiedere interviste ai vip sull'argomento viaggi ricevendo da parte dei personaggi interessati entusiasti consensi. Un po' meno, devo dire, da parte degli addetti ai lavori, dagli uffici stampa, soprattutto discografici, che continuano a non considerare il web utile a livello promozionale e in alcuni casi, come è accaduto al recente Festival di Sanremo, ci siamo sentiti rispondere che il nostro è un sito che vende viaggi e non avremmo potuto fare interviste. Peccato che noi siamo una testata giornalistica regolarmente registrata.  3- Curiosità e passione. Siamo sempre alla ricerca di idee nuove sui Paesi di cui dobbiamo scrivere, di cose poco diffuse, come "i monumenti più strani" o la statua di Lenin davanti ad una chiesa in Colombia. E poi mettiamo grandissima passione ed entusiasmo in qualsiasi post del blog, oltre al fatto che la maggior parte dei nostri viaggi sono stati "testati" sul posto. Raccontiamo quello che abbiamo visto filtrato dalla nostra personalità. Non vogliamo sostituirci alle guide tradizionali, ma offrire uno strumento in più a chi sta preparando un viaggio.  Per la mia presentazione, bohh! Vedi se può andar bene così: "Sonia Anselmo, caporedattore di www.latitudinex.it,   ha tre grandi passioni: i viaggi, la musica e i gatti. Come giornalista musicale, ha lavorato per quotidiani, riviste e siti, e per esigenze professionali ha scritto anche di tv e gossip. Da più di un anno ha messo in pratica la sua passione per i viaggi, lavorando per il sito. Il suo sogno è girare il mondo e tornare presto in Giappone" ti mando una foto proprio del giappone, così siamo in tema.Sonia Anselmo, caporedattore di www.latitudinex.it, ha tre grandi passioni: i viaggi, la musica e i gatti. Come giornalista musicale, ha lavorato per quotidiani, riviste e siti, e per esigenze professionali ha scritto anche di tv e gossip. Da più di un anno ha messo in pratica la sua passione per i viaggi, lavorando per il sito. Le città che ama di più sono Edimburgo e Lisbona, ma tornerebbe volentieri in Giappone, Hawaii e Giordania.

Sonia, come è nata l’idea del sito?

Come sito abbiamo iniziato relativamente da poco tempo e oggi senza i social network non si va da nessuna parte, così stiamo usando tutti i canali possibili per farci conoscere, come facebook e il blog. Questo è anche uno strumento che usiamo quasi a modo di “riassunto” di quello che si può trovare, in maniera più dettagliata, sul sito. Ormai i blog sono indispensabili come mezzi di comunicazione.

Come funziona il mix di viaggi e spettacolo che troviamo su latitudinex?

Alla grande! Nel senso che i diari di viaggio di personaggi dello spettacolo e dello sport sono un valore aggiunto al nostro sito e al blog. Sentir raccontare da un personaggio pubblico la propria esperienza di viaggio è una curiosità, per chi legge è uno stimolo in più per andare a visitare un Paese e per chi lo racconta è un modo per farsi promozione senza intoccare la dignità personale e il privato, cosa che accade sempre più spesso con il gossip ossessivo che ha invaso i media. L’idea dei diari di viaggio è nata perchè sia io che il vicedirettore Claudia Di Meo veniamo dal giornalismo musicale, in particolare io mi sono occupata anche di televisione. Per noi è stato naturale chiedere interviste ai vip sull’argomento viaggi ricevendo da parte dei personaggi interessati entusiasti consensi. Un po’ meno, devo dire, da parte degli addetti ai lavori, dagli uffici stampa, soprattutto discografici, che continuano a non considerare il web utile a livello promozionale e in alcuni casi, come è accaduto al recente Festival di Sanremo, ci siamo sentiti rispondere che il nostro è un sito che vende viaggi e non avremmo potuto fare interviste. Peccato che noi siamo una testata giornalistica regolarmente registrata. 

Un sito come il tuo che cosa offre in più rispetto a una tradizionale guida di viaggi cartacea?

 Curiosità e passione. Siamo sempre alla ricerca di idee nuove sui Paesi di cui dobbiamo scrivere, di cose poco diffuse, come “i monumenti più strani” o la statua di Lenin davanti ad una chiesa in Colombia. E poi mettiamo grandissima passione ed entusiasmo in qualsiasi post del blog, oltre al fatto che la maggior parte dei nostri viaggi sono stati “testati” sul posto. Raccontiamo quello che abbiamo visto filtrato dalla nostra personalità. Non vogliamo sostituirci alle guide tradizionali, ma offrire uno strumento in più a chi sta preparando un viaggio.

Su Rai Storia, le tante voci di Sanremo

Enrico Salvatori ha curato per Rai Storia il programma Sanremo Fronteretro dedicato alla storia del Festival attraverso 60 anni di pensieri, parole, polemiche e canzoni. Il programma, in 6 puntate, verrà replicato dal 15 marzo alle ore 17.30 tutti i giorni sul canale del digitale terrestre Rai Storia.

Enrico, è stato facile orientarsi nel vasto materiale dell’archivio Rai sul Festival di Sanremo?
“Nonostante undici anni di esperienza di lavoro di ricerca nell’archivio Rai, la ricerca che ho fatto per il programma mi ha fatto scoprire materiali nuovi e inediti dei festival del passato. Molto materiale lo avevo già individuato in lavori precedenti legati a Sanremo. Due edizioni di Cocktail d’amore, tre anni dell’arena di Domenica In …, insomma il training su Sanremo c’era. Le teche Rai ospitano qualcosa come 500mila ore di audio/video, ma ci sono comunque molti buchi. Per esempio le serate di Sanremo fino al 1959 e tra il 1973 e il 1976 non esistono nella teca TV se non per qualche servizio TG, cosi come le edizioni 1966 e 1967 (quella di Tenco) non esistono. Ma ho trovato un prezioso backstage antecedente alla prima serata. Fa capire l’atmosfera della mostruosa macchina del Festival che fu probabilmente alla base del gesto del cantautore genovese”.

Che criterio hai seguito per realizzare il programma?
“Il criterio di scelta dei materiali  è stato questo: raccontare le parole intorno al Festival nel corso della sua storia, più che la musica presentata sul palco del Casinò e dell’Ariston. Quindi i servizi dei Tg, le interviste volanti dietro al palco ai vincitori o ai partecipanti, le gaffes sul palco dei presentatori, i reportage giornalistici, dal primo che compì Ugo Gregoretti nel 1961 per il suo Controfagotto, a quelli di TV7 del 63/64 (che sanno di Dino Risi e Jacopetti, per i più cinefili), a quelli de L’ Altra Domenica del 78/79, scatenatissimi e irriverenti, ma in linea con il rinnovamento “giovane” che stava facendo uscire il Festival dalla crisi degli anni ’70. Ho messo pure qualche frammento canoro per poter accompagnare  il racconto e dei sottopancia con gli ascolti, gli indici di gradimento e gli share di alcune edizioni per dare dati statistici mai forniti prima in nessun programma del genere”.

Quali sono i materiali che ti hanno maggiormente colpito durante la tua ricerca?
“Ho amato in modo particolare questi reportage, a cui aggiungo uno di Mixer dell’84 e uno di Sciuscià del 2001, dove il giornalismo d’ inchiesta minoliano e santoriano cerca di cogliere gli aspetti del fenomeno Sanremo. Poi mi ha dato soddisfazione parlare degli anni della crisi di Sanremo dal ’73 al ’76, di solito snobbati. Ho scoperto che grandi manager dello spettacolo (Salvetti, Ravera e Gigante, l’agente di Totò e Mina) si impegnarono per salvare un Festival di canzoni che era già un patrimonio culturale del Paese. Così come lo è Miss Italia. Per comprendere l’industria culturale italiana come fai a prescindere da questi fenomeni? E poi ho tentato di ricostruire con l’ uso di materiali d’ epoca la morte di Tenco, mettendo a confronto il reportage inedito che fece Lello Bersani a due ore dalla morte del cantante e l’editoriale che Sergio Zavoli fece nel Tg della sera.
Voglio cogliere l’occasione per ringraziare i responsabili del canale, la redazione e i tecnici perchè mi hanno sostenuto nello sforzo produttivo di un programma cucinato in pochissimi giorni”.

Sanremo: il kitsch è anche in sala stampa

Claudio Moschin (nella foto), giornalista, ha seguito il Festival di Sanremo per il telegiornale della RSI, la Televisione della Svizzera italiana. E’ il quinto anno che Moschin segue il Festival della canzone italiana.

Claudio, quest’anno come si è lavorato a Sanremo?
“A Sanremo si lavora… difficile dire se bene o male, perché si passa nello spazio di un’ora dall’amichevole e simpatica intervista ad un artista allo scontro “verbale” con qualche incompetente addetto stampa. Il quale mette tutti sullo stesso livello, chi scrive per giornali, chi fa radio, chi fa tv. Mentre è chiaro che tutti hanno bisogno di tempi e spazi diversi. In genere a Sanremo chi fa tv è il più “bistrattato”, mentre i giornalisti della carta stampata vanno a nozze. Potrei fare nome e cognome di molti colleghi che non alzano mai il culo dalla loro postazione alla sala stampa per i 5 giorni del festival. Scrivono solo ciò che sentono… in sala stampa. Comunque chiederei alle case discografiche di mandare più professionisti al seguito degli artisti: quest’anno è stato il peggiore degli ultimi 5 o 6 per i rapporti”.

Raccontaci qualche retroscena dalla sala stampa, come si è comportato il circo dei media?
“Sanremo è il trionfo del kitsch canoro nazional-popolare, no? Dunque, di conseguenza, raccoglie anche molto del kitsch del giornalismo nostrano. E’ il trionfo di Mr Ullallà di Radio Blabla (giuro, esiste, e faceva in sala stampa radiotv sempre le domande, a tutti gli artisti!!!), di radio pincopallino, di telewebdenoiartri. Non c’è più divisione, è un gran calderone. In sala stampa ho visto accredditati anche ragazzini e bambini, con tanto di pass PRESS, provenienti da radio e tv e fanzine che nessuno ha mai sentito o controllato. Quindi ti puoi immaginare cosa succeda. Ti basti dire che più volte gli assistenti delle tre sale stampa hanno minacciato di espellere molti colleghi. E poi ci sono stati casi in cui le news con embargo sono state…violate, da pseudo colleghi. Sono seguiti insulti (in sala stampa), minacce, ritorsioni, litigi”.

Come ti sono parse le canzoni?
“Non male, diciamo sul livello medio del Festival, con qualche punta in basso e qualche ottimo brano. Mi sono piaciuti i Nomadi con la Fornaciari, mi piaceva  Malika Ayane e il brano scritto dal grande Ferdinando Arnò (ma lei vestiva male e sembrava nelle moine la povera Giuni Russo….), bella la canzone di Noemi, bellino il brano di Mengoni ma più adatto ai musical, simpatica la napoletanità di Nino D’Angelo, così così la canzone della Grandi, il principe e Pupo hanno fatto la loro furbata ma non li massacrerei più di tanto. Dispiaciuto che tra i giovani abbia vinto uno scialbo Tony Maiello, io avrei scelto la Nina Zilli, unica voce di successo.

Monsieur Bestseller

Guillaume Musso, 35 anni,di Antibes, è un caso letterario. In sei anni ha scritto 5 romanzi che, solo in Francia, hanno venduto 5 milioni di copie. Tradotti in 31 paesi i suoi libri hanno ispirato 4 film. In Italia è uscito da qualche giorno Perché l’amore qualche volta ha paura (Sperling & Kupfer, 305 pagine, euro 18,90)

Musso, come è diventato scrittore?
“Sono figlio di una bibliotecaria, perciò sono cresciuto in mezzo ai libri. Sono imbevuto di cultura classica (ho letto e amato Balzac, Camus, Dostojevski), ma al tempo stesso, verso si 15 anni, ho scoperto il cinema, le serie televisive e la cultura popolare. Così, quando ho cominciato a scrivere, ho utilizzato elementi sia della cultura classica che di quella popolare. Poi ho adottato un tipo di scrittura visuale che penso favorisca la trasposizione cinematografica dei miei romanzi”.

Il suo successo ha un segreto?
“Non lo so. Ma immagino che il successo nasca da tre cose: tanto lavoro, tanta fortuna e l’uso del proprio talento. Io ci metto tante ore di lavoro davanti al computer e il mio talento di scrittore, la fortuna mi dà una mano”.

Non sempre gli scrittori di successo sono amati dalla critica letteraria, lei che rapporto ha con i critici?
Accetto le critiche fondate e ben argomentate, ma speso le critiche negative nascono solo da chi invidia il mio successo. Io mi fido dei lettori e delle migliaia di email che ricevo ogni anno. La soddisfazione più grande è vedere tanta gente che legge i miei romanzi tutte le mattine mentre viaggia nella metropolitana di Parigi”.


Vorrei: informare per passione

Antonio Cornacchia è il direttore della rivista on-line Vorrei, che segue l’attualità di Monza e dintorni.

“Vorrei” ha una vocazione locale. Quanto è vera questa affermazione?
In buona parte. Ma sin dalla nascita non si è mai preclusa la possibilità di affrontare argomenti non proprio brianzoli. La logica solitamente è molto semplice: «ci riguarda?» Se sì, anche un avvenimento tenutosi in Puglia o a Londra può essere preso in considerazione. Cerchiamo comunque di evitare di parlare di qualsiasi argomento, soprattutto se mainstream, provando a dare invece un punto di vista inedito su argomenti altrove trascurati.

La tua voglia di fare informazione locale nasce alcuni anni fa, in Puglia. Poi ti sei spostato a Monza. Cosa è cambiato nel tuo modo di raccontare il territorio dove vivi?
Nel mio personale non moltissimo, se non nella coscienza di conoscere assai poco questa realtà e quindi di limitare i giudizi a favore di una osservazione che sfocia nella narrazione e – soprattutto – nella ricerca di senso. Cioé quello che è sempre stato il motivo per cui ho curato progetti editoriali: i prodotti fatti per essere venduti, i giornali intesi come merce non mi interessano più di tanto, mi appassionano i giornali intesi come progetti culturali e Vorrei lo è profondamente, a partire dalla sua natura rigorosamente e completamente non profit, una specie di bestemmia in un momento in cui il vero dio è il danaro.

Di mestiere sei un grafico. Cosa è per te il giornalismo?
Un ambito, un’attività “sensibile”, alla pari della sanità o dell’istruzione, per la quale le sole logiche commerciali non sono sufficienti, anzi possono diventare nefaste. La logica economica ne mina profondamente l’etica perché giornalisti ed editori sono sotto scacco di inserzionisti e finanziatori. Probabilmente è per questo che non ho mai pensato che potesse diventare il mio mestiere. Preferisco fare l’art director e vendere alla luce del sole quel che faccio, piuttosto che scrivere comunicati stampa camuffati da articoli e spacciarmi per giornalista.

Guerre, se le conosci le eviti

Raffaele Crocco, giornalista della Rai di Trento, ha ideato e  coordinato l’Atlante dei conflitti e delle guerre del mondo.
-Raffaele, come nasce questo Atlante?

“Nasce dall’esigenza, che ho sentito più volte nella mia attività di giornalista,  di avere uno strumento di facile consultazione per conoscere i luoghi del mondo dove ci sono conflitti. Nell’Atlante ne abbiamo schedati 34. I lettori troveranno mappe, immagini, dati, cronologie e protagonisti delle guerre che si stanno combattendo. Inoltre ci sono degli approfondimenti sulle missioni di peacekeeping e sui danni che le guerre provocano all’ambiente e al patrimonio culturale. I testi sono curati da giornalisti ed esperti (come Ettore Mo, Flavio Lotti, Luciano Scalettari e altri). Offriamo uno strumento di conoscenza, ma c’è anche la speranza che conoscere i conflitti ci possa aiutare  ad evitarli e prevenirli”.
-Sono previsti aggiornamenti?
“Certo. Nell’autunno del  2010 ci sarà una nuova edizione dell’Atlante, ma gli aggiornamenti ci sono anche on line sul sito www.atlanteguerre.it dove si possono già trovare due nuove schede di approfondimento sull’Iran e sullo Yemen”.
-I ricavi delle vendite dell’Atlante come saranno utilizzati?
“Li useremo per finanziare progetti culturali e di solidarietà.  Ci piacerebbe svolgere la funzione, in chiave moderna,  di una società geografica, che favorisce la conoscenza del mondo finanziando idee, progetti, avventure, reportages”.

L’Atlante delle guerre e di conflitti del mondo è stato realizzato  grazie all’impegno dell’Associazione 46° Parallelo, del Premio Ilaria Alpi e con il supporto della Provincia di Trento (che lo ha distribuito nelle scuole). Costa 20 euro. Può essere acquistato on line sul sito www.atlanteguerre.it Sul sito sono indicate anche le librerie d’Italia dove è messo in vendita.