Tanti auguri, ingegnere!

Troppi fotografi in Abruzzo. Troppe telecamere. Se ne lamentava il Presidente della Repubblica (che avrebbe detto “non rompete” ai fotografi), se ne lamenta l’ingegner Massimo Marinelli, lo sposo, che si scaglia contro la schiera di reporter accorsi a documentare il primo matrimonio tra le macerie del terremoto.

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Le foto sul sito di Repubblica mostrano Marinelli che apostrofa i fotografi schierati a fotografare lui, la sposa e gli invitati. Bisognerebbe capire cosa sia successo davvero e quale invadenza abbia suggerito poi di chiudere la cerimonia al pubblico. Si potrebbe arrivare a pensare che il problema numero uno di questi giorni non siano i danni, non le responsabilità di chi doveva proteggere gli abruzzesi dal terremoto ma, ancora una volta, quelli che cercano di raccontarlo. Bene o male. Con discrezione o con invadenza. Con misura o senza. Con la cronaca o con la satira.

Con tanti auguri agli sposi, viene da chiedersi quanto possano aver dato fastidio fotografi, cameramen e cronisti. Viene da chiedersi se i poliziotti che si vedono accanto alla sposa nelle altre foto proposte da Repubblica fossero lì per caso, oppure a prevenire chissà quale crimine (per proteggere la sposa? Da chi? E da cosa?). Se i fotografi siano diventati un problema di ordine pubblico. Se il presidente Napolitano avesse proprio bisogno di scomodarsi personalmente a scacciarli come se fossero mosche, e se abbia mai riflettuto che forse “rompono” ma è meglio che ci siano (possiamo ancora sperare che la stampa faccia vedere quello che succede, almeno dopo che è successo, visto che le inchieste sul “prima” non le vuole leggere, vedere o sentire nessuno?). Viene il sospetto che trattare male fotografi e giornalisti sia di moda ormai. Una moda bipartisan, per giunta. A trattar male i giornalisti e a dire quanto sono stupidi e inutili ci si fa sempre un figurone e c’è sempre qualcuno che fa sì con la testa. Chissà se succede anche nei paesi democratici.