365 GIORNI

La photo de Stéphane Taponier et d'Hervé Ghesquière est affichée sur l'opéra Comédie.

Stéphane Taponier e Hervé Ghesquière, due giornalisti francesi di France Television, sono da un anno nelle mani dei loro rapitori afghani. Era il 30 dicembre de3l 2009 quando i due reporter, impegnati a realizzare un servizio per France 3,  furono rapiti insieme ai loro tre accompagnatori di nazionalità afghana. In questo anno solo due video hanno dimostrato che sono ancora in vita. Uno è arrivato lo scorso aprile, il secondo martedì’ 28 dicembre. I rapitori,si presume talebani, chiedono per la loro librerazione la scarcerazione di alcuni prigionieri afghani.

Il ritorno dei russi in Afghanistan

I soldati russi tornano in Afghanistan. Questa volta alleati della Nato. Lo rivela il quotidiano britannico The Independent. I soldati russi sono impegnati nell’addestramento delle forze armate afghane, in particolare delle unità impegnate nella lotta contro il traffico di stupefacenti. Inoltre Mosca sta fornendo alle forze della Nato alcuni elicotteri, anche questi utilizzati per addestrare gli afghani. I termini dell’accordo fra la Nato e la Russia saranno annunciati nel summit dell’Alleanza, previsto per il mese prossimo a Lisbona (parteciperà il presidente russo Medvedev). I militari dell’Armata Rossa, l’esercito dell’Unione Sovietica, invasero l’Afghanistan nel 1979. Si ritirarono definitivamente dieci anni dopo, dopo aver perso fra le montagne afghane oltre 14 mila uomini.

Lo shopping del soldato

Un soldat français du 13e bataillon de chasseurs alpins en patrouille transporte un tapis afghan, Tagab, Afghanistan, le 7 janvier 2010. I soldati impegnati in Afghanistan corrono molti rischi, ma nel Paese asiatico può esserci sempre l’occasione per fare buoni affari. Un soldato del 13° battaglione di cacciatori alpini dell’esercito francese si è comprato un tipico tappeto afghano in qualche suq e se lo porta a spalla, nello zaino, durante un trasferimento con i suoi commilitoni.

Silenzio, parla il Nobel guerriero

Des cadets de l'école militaire de West Point, le 1er décembre 2009, alors qu'Obama dévoile son plan pour l'Afghanistan

I cadetti dell’Accademia militare di West Point ascoltano attenti il discorso nel quale il presidente Barack Obama, premio Nobel per la Pace, ha annunicato l’invio di nuovi 30.000 soldati in Afghanistan. Con questa mossa Obama, pressato dai generali impegnati sul campo, spera di dare una svolta decisiva al conflitto che impegna gli Stati Uniti dal 2001. Ma i tempi sono molto stretti. Obama ha infatti aggiunto che il ritiro dei soldati dal fronte afghano comincerà dal luglio del 2011. Resta poco più di un anno per vincere una guerra sempre più complicata.

Tra guerra e pace

La quasi totalità dei soldati – inclusi quelli di carriera in tempo di pace – restano fedeli a una lettura sobria della guerra. Si rendono conto che è disgustosa, e che spesso non è neanche necessaria. Ma questa consapevolezza è più rara tra i civili. L’atteggiamento del militare è dovuto anche al vivere il pericolo in prima persona e al contatto ravvicinato coi meccanismi della vita militare. Il civile, che vive lontano dal pericolo, dispone invece di un eccesso di emotività, che facilmente si trasforma in odio  – verso il nemico se il civile in questione è un patriota, verso la propria parte se il civile in questione è un pacifista. Ma la mentalità di guerra può essere dominata, volendo. Esattamente come si può dominare la paura dei proiettili. Il problema è che nessuna associazione pacifista o patriottica si rende conto di essere vittima della mentalità di guerra. (…)

George Orwell, qui

Talebani? Bin Laden? No, pirati. Ecco la prima crisi di Obama

Piratesagain

 

Con la liberazione del capitano Richard Phillips, rapito dai pirati somali nelle acque dell’Oceano Indiano e tenuto in ostaggio per tre giorni su una scialuppa, Barack Obama ha superato con successo la sua prima crisi internazionale. L’ostaggio è libero e sta bene, i rapitori sono stati uccisi, l’onore degli Stati Uniti è salvo. Curioso che questa prima crisi dell’era Obama non sia arrivata dall’Iraq o dall’Afghanistan, i fronti di guerra aperti, ma dai pirati. Questi predoni del mare diventano una nuova emergenza da mettere in agenda.