Al voto! Al voto! Ma come sceglieranno i candidati stavolta?

Non esiste, al momento, una maggioranza parlamentare che desideri una legge elettorale diversa. Ma questo non impedisce ai partiti di candidare gente decente, pensante, selezionata alla luce del sole. Ci sono molte cose che si possono fare se davvero si desidera prendere le distanze dalla legge attuale. Non si tratta, infatti, di boicottare le elezioni ma di avviare in proprio una selezione dei candidati aperta e trasparente. Al momento Vendola, Di Pietro, Bersani, Fini, Casini, eccetera, hanno la facoltà di mettere in lista chi gli pare. Ma non sono obbligati. Anche se ad alcuni piace fingere che sia così.

Ora si parla di elezioni anticipate e i leader dei partiti, almeno quelli che si dichiarano contrari alla legge elettorale vigente, possono già far sapere all’opinione pubblica come intendono comporre le liste. Nel Paese ci sono elettori pronti a premiare il partito che si distinguerà concretamente dall’andazzo attuale, nei criteri e nelle scelte.

Larghe intese

Ieri Antonio  Di Pietro e Roberto Calderoli hanno tenuto una conferenza stampa congiunta nella quale hanno spiegato il loro accordo sul federalismo demaniale. Gli elettori dell’Idv (e non solo) sono rimasti molto sorpresi di questa insolita intesa tra la Lega e il partito di Di Pietro, anche perché persino il Pd si è astenuto su quel provvedimento. Eppure, a ben guardare, Di Pietro e Calderoli hanno molto in comune: linguaggio greve, un rapporto travagliato con la lingua italiana, spiccato linguaggio mimico-gestuale e un talento naturale per i paragoni improbabili. Due tipi così in politica prima o poi dovevano ritrovarsi assieme. Speriamo che non ci prendano troppo gusto.

E la Lega diventa Romana

Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione, attacca su Repubblica il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, e fa l’elogio della Chiesa Romana. “Noi della Lega”, dice, “abbiamo non solo il massimo rispetto, ma anche un dialogo aperto con le massime espressioni della Chiesa, quella romana”. E poi: “…la Chiesa romana ha un notevole equilibrio nel far prevalere i principi delle radici cristiane”. E ancora: “Non posso non vedere che tra le nostre posizioni e quelle della maggioranza dei Vescovi, della Chiesa romana fino alla Cei c’è la massima assonanza”. Tutti questi elogi per la Chiesa di Roma servono soltanto per gettare discredito sul cardinale Tettamanzi, la cui presenza a Milano viene equiparata da Calderoli a quella di “un prete mafioso in Sicilia”. Forse, in difesa del cardinale, potrebbe anche farsi viva la Cei, di solito sempre così sollecita a intervenire sulle più varie faccende, ma ancora tace.