Vivere di conserva

“Gesù non era un conservatore, ma era molto esigente nelle sue richieste. La Chiesa come istituzione umana tende piuttosto a conservare se stessa. La storia lo dimostra. Ma quando ci lasciamo prendere dalla libertà di Cristo, sperimentiamo una grande gioia e possiamo muoverci con spontaneità”.

(Cardinale Carlo Maria Martini, sul Corriere della Sera del 27 marzo 2011)

Vedere bianco e vedere nero

Su Repubblica il teologo Vito Mancuso commenta le lotte di potere in Vaticano (in particolare la presunta faida fra Bertone-Vian e Ruini-Boffo, combattuta tramite Vittorio Feltri) con sante parole. “Rimane però il problema pricipale, e cioè che oggi, molto più di ieri il criterio decisivo per fare carriera all’interno della Chiesa”, scrive Mancuso, “non è la spiritualità e la nobiltà d’animo ma il servilismo,  e che la dote principale richiesta al futuro dirigente ecclesiastico non è lo spirito di profezia e l’ardore della carità, ma l’obbedienza all’autorità sempre e comunque”.

Aggiunge Mancuso: “Il messaggio dell’amore universale per il quale Gesù ha dato la vita non è un imbroglio. L’imbroglio e gli imbroglioni sono coloro che lo sfruttano per la loro sete di potere, per la quale hanno costruito una teologia secondo cui credere in Gesù significa obbedire sempre e comunque alla Chiesa”.

Terrificanti le parole di Ignazio di Loyola citate da Mancuso per esemplificare il suo ragionamento: “Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo vedo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.

E la Lega diventa Romana

Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione, attacca su Repubblica il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, e fa l’elogio della Chiesa Romana. “Noi della Lega”, dice, “abbiamo non solo il massimo rispetto, ma anche un dialogo aperto con le massime espressioni della Chiesa, quella romana”. E poi: “…la Chiesa romana ha un notevole equilibrio nel far prevalere i principi delle radici cristiane”. E ancora: “Non posso non vedere che tra le nostre posizioni e quelle della maggioranza dei Vescovi, della Chiesa romana fino alla Cei c’è la massima assonanza”. Tutti questi elogi per la Chiesa di Roma servono soltanto per gettare discredito sul cardinale Tettamanzi, la cui presenza a Milano viene equiparata da Calderoli a quella di “un prete mafioso in Sicilia”. Forse, in difesa del cardinale, potrebbe anche farsi viva la Cei, di solito sempre così sollecita a intervenire sulle più varie faccende, ma ancora tace.