Sanremo: il kitsch è anche in sala stampa

Claudio Moschin (nella foto), giornalista, ha seguito il Festival di Sanremo per il telegiornale della RSI, la Televisione della Svizzera italiana. E’ il quinto anno che Moschin segue il Festival della canzone italiana.

Claudio, quest’anno come si è lavorato a Sanremo?
“A Sanremo si lavora… difficile dire se bene o male, perché si passa nello spazio di un’ora dall’amichevole e simpatica intervista ad un artista allo scontro “verbale” con qualche incompetente addetto stampa. Il quale mette tutti sullo stesso livello, chi scrive per giornali, chi fa radio, chi fa tv. Mentre è chiaro che tutti hanno bisogno di tempi e spazi diversi. In genere a Sanremo chi fa tv è il più “bistrattato”, mentre i giornalisti della carta stampata vanno a nozze. Potrei fare nome e cognome di molti colleghi che non alzano mai il culo dalla loro postazione alla sala stampa per i 5 giorni del festival. Scrivono solo ciò che sentono… in sala stampa. Comunque chiederei alle case discografiche di mandare più professionisti al seguito degli artisti: quest’anno è stato il peggiore degli ultimi 5 o 6 per i rapporti”.

Raccontaci qualche retroscena dalla sala stampa, come si è comportato il circo dei media?
“Sanremo è il trionfo del kitsch canoro nazional-popolare, no? Dunque, di conseguenza, raccoglie anche molto del kitsch del giornalismo nostrano. E’ il trionfo di Mr Ullallà di Radio Blabla (giuro, esiste, e faceva in sala stampa radiotv sempre le domande, a tutti gli artisti!!!), di radio pincopallino, di telewebdenoiartri. Non c’è più divisione, è un gran calderone. In sala stampa ho visto accredditati anche ragazzini e bambini, con tanto di pass PRESS, provenienti da radio e tv e fanzine che nessuno ha mai sentito o controllato. Quindi ti puoi immaginare cosa succeda. Ti basti dire che più volte gli assistenti delle tre sale stampa hanno minacciato di espellere molti colleghi. E poi ci sono stati casi in cui le news con embargo sono state…violate, da pseudo colleghi. Sono seguiti insulti (in sala stampa), minacce, ritorsioni, litigi”.

Come ti sono parse le canzoni?
“Non male, diciamo sul livello medio del Festival, con qualche punta in basso e qualche ottimo brano. Mi sono piaciuti i Nomadi con la Fornaciari, mi piaceva  Malika Ayane e il brano scritto dal grande Ferdinando Arnò (ma lei vestiva male e sembrava nelle moine la povera Giuni Russo….), bella la canzone di Noemi, bellino il brano di Mengoni ma più adatto ai musical, simpatica la napoletanità di Nino D’Angelo, così così la canzone della Grandi, il principe e Pupo hanno fatto la loro furbata ma non li massacrerei più di tanto. Dispiaciuto che tra i giovani abbia vinto uno scialbo Tony Maiello, io avrei scelto la Nina Zilli, unica voce di successo.

Il tempo delle Mele

Il dibattito politico è asfittico, noioso e inconcludente. Vorremmo quasi ringraziare il cantante Morgan, al secolo Marco Castoldi, se negli ultimi tre giorni quel dibattito si è vivacizzato alle spalle della sua drammatica vicenda personale. Da giorni è tutto un proliferare di dichiarazioni sull’esclusione del cantante dal festival della canzone italiana. Sul luogo dello sniffo arriva l’immancabile Bruno Vespa, che ‒manco a dirlo‒ stava giusto cercando un argomento “leggero” per la puntata di “Porta a Porta” in onda stasera. Ospite, naturalmente, lo stesso Morgan.
Per gli appassionati del genere, pare che la Rai abbia aperto uno spiraglio al ripescaggio del cantante, a condizione che “Morgan entri in una comunità di recupero” (parole di Mauro Masi, dg dell’azienda di viale Mazzini) . E così anche il regolamento del festival diventò ad personam. Pare che adesso sia lo stesso Morgan a non voler più andare a Sanremo. Mah..
Finora sull’argomento “cocainomane all’Ariston” si erano esercitate solo le nuove proposte della politica (con l’eccezione di Gasparri, ma chi meglio di lui per confermare la regola?); oggi invece è il turno dei big. Ecco che segretario del Pd Bersani ‒tra il dibattito alla camera sul legittimo impedimento, una conferenza stampa sulle crisi e il lancio dei nuovi manifesti elettorali del partito‒ ha sentito il bisogno di farci sapere come la pensa: «Morgan ha sbagliato, ma non possiamo massacrarlo. Dobbiamo dargli una possibilità come tutti quelli che hanno sbagliato e ai quali va data un’altra occasione». Probabilmente, sono le dichiarazioni più persuasive che Bersani ha fatto da quando è segretario del Pd.
Tuttavia, si affacciano sulla vicenda interrogativi inquietanti. Qualcuno ha obbligato Morgan a fare quelle dichiarazioni shock? Non sarà mica la solita polemica creata ad arte per fare pubblicità al festival? Probabilmente ci sbagliamo e pecchiamo di cinismo, ma è famosa quella frase di Andreotti su chi, pensando a male…
Anche perché Morgan nel 2001 partecipò a Sanremo con una canzone chiamata l’Assenzio, una sostanza che ‒per chi non lo sapesse‒non è esattamente acqua minerale. Quella canzone conteneva espressioni inequivocabili, che valgono almeno quanto l’intervista a Max: «In fondo se perdi il controllo non fai niente di male….gli effetti speciali, la polizia, travestirsi, la censura, l’oppio, la religione, il lego, l’assenzio». Eppure la cantò, e nessuno ebbe da dire.
Nel frattempo, arriva dalla Puglia una notizia che a Morgan non potrà che far piacere. Ve lo ricordate Cosimo Mele? Si tratta dell’indimenticato ex deputato Udc coinvolto in una storia di coca in un festino hard, una vicenda che aveva messo fine alla sua carriera politica. Ebbene, il Mele nazionale sarà candidato alle regionali pugliesi nella lista “Io Sud”. Ha ragione Bersani: la seconda possibilità arriva sempre. E se fai politica non devi nemmeno aspettare tanto.