L’ultimo sberleffo di Cossiga, ma il funerale sarà privato

Francesco Cossiga è morto alle 13.18 di oggi al Policlinico Gemelli di Roma. Aveva 82 anni. L’ultimo suo sberleffo è proprio questa morte nel cuore di agosto. L’intera classe politica dovrà sospendere le ferie per accorrere a Roma, a rendere omaggio all’ex Capo dello Stato. La camera ardente sarà aperta domani al Gemelli, dalle 10 alle 18. Almeno le diposizioni testamentarie di Cossiga hanno evitato un funerale di Stato che avrebbe costretto a stare fianco a fianco Napolitano, Berlusconi, Fini e compagnia cantante. Una circostanza di cui, in queste agitate settimane della politica italiana,  tutti avrebbero fatto volentieri a meno, e non solo per l’affetto nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica. I funerali di Cossiga si svolgeranno in forma privata in Sardegna.

Manifesto elettorale

Le elezioni si avvicinano. Così velocemente che agosto sarà il mese perfetto per un’inchiesta sulle liste che saremo chiamati a votare. Chi sceglierà i nomi delle liste bloccate di ciascun partito? Con quale criterio?

Il vero problema del sistema vigente, infatti, non sono le liste bloccate, ma i criteri della loro composizione. Ecco perché il partito migliore sarà quello che sceglierà i candidati con trasparenza e metterà in lista persone competenti e oneste, politici di carattere, insomma persone che meriterebbero di vincere anche nel migliore dei sistemi elettorali possibili. Come sceglierle? Nella risposta a questa domanda i partiti possono distinguersi enormemente tra loro, sforzandosi di mettere in pratica quanto vanno dicendo su merito, innovazione, svecchiamento della classe dirigente.

Le liste bloccate non esistono solo in Italia. Il caso italiano si distingue, però, per la totale discrezionalità dei capi di partito nella scelta dei candidati. La legge elettorale potrà pure restare in vigore, ma nel suo ambito i partiti potranno distinguersi tra loro per democrazia interna. La democrazia, si sa, ha i suoi tempi. Ecco perché non è troppo presto per chiedere ai partiti: chi sceglierà i vostri candidati alle prossime elezioni? Con quale criterio?

Al voto! Al voto! Ma come sceglieranno i candidati stavolta?

Non esiste, al momento, una maggioranza parlamentare che desideri una legge elettorale diversa. Ma questo non impedisce ai partiti di candidare gente decente, pensante, selezionata alla luce del sole. Ci sono molte cose che si possono fare se davvero si desidera prendere le distanze dalla legge attuale. Non si tratta, infatti, di boicottare le elezioni ma di avviare in proprio una selezione dei candidati aperta e trasparente. Al momento Vendola, Di Pietro, Bersani, Fini, Casini, eccetera, hanno la facoltà di mettere in lista chi gli pare. Ma non sono obbligati. Anche se ad alcuni piace fingere che sia così.

Ora si parla di elezioni anticipate e i leader dei partiti, almeno quelli che si dichiarano contrari alla legge elettorale vigente, possono già far sapere all’opinione pubblica come intendono comporre le liste. Nel Paese ci sono elettori pronti a premiare il partito che si distinguerà concretamente dall’andazzo attuale, nei criteri e nelle scelte.

Aridatece tangentopoli

«Solo piccole volpi nel pollaio». Così il premier ha definito i mariuoli dei giorni nostri. L’ha detto anche Fini: tangentopoli era un’altra cosa. E certo, perché tra rubare per il partito e rubare per se stessi c’è una differenza sostanziale. Così negli anni ‘90 pensavamo che la classe politica, vorace e onnivora, avesse toccato il fondo. 
Adesso scopriamo che quelli della prima repubblica erano dei Robin Hood. Quel Craxi, che statista! Che realpolitik! E poi quelli di una volta, almeno, si facevano processare. Al massimo scappavano dopo. E così, a furia di riabilitarli, ce li state facendo rimpiangere.

Il bipolarismo è finito. Rutelli, invece, sta benissimo

Mica ce l’avevano detto che il bipolarismo sarebbe durato così poco. Ne ha annunciato la fine Francesco Rutelli. Proprio lui che, neanche vent’anni fa, ne fu lo sponsor più convinto. Il bipolarismo è finito, dice Rutelli. Non “fallito”, non “inadatto per l’Italia” e neanche “ci siamo sbagliati, ma tanto”. Oppure ancora: “ci scusiamo soprattutto con quei quattro fessi che ci avevano avvisato, che l’avevano detto vent’anni fa, e noi per tutta risposta li avevamo insultati in ogni modo”. No, niente. Niente scuse, niente critica, figuriamoci autocritica, niente responsabilità. Del resto, siamo italiani.

Rutelli, inoltre, si sbaglia. “Finito” si applica alle cose che ci sono state, mentre il bipolarismo in Italia non c’è mai stato. Continua a leggere

Fine di un amore (che forse non c’è mai stato)

Anche oggi la stampa di destra berlusconizzata spara a zero contro Gianfranco Fini, ormai accusato apertamente di tradimento. Libero e Il Giornale picchiano duro contro il Presidente della Camera e danno conto delle reazioni degli elettori del Pdl, che ormai si considerano traditi da Fini, soprattutto dopo il fuori onda trasmesso l’altro giorno dal sito di Repubblica. “Con quello non ci parlo più”, pare abbia detto Berlusconi. Ormai è chiaro che non vedremo più abbracci come quello nella foto. Siamo ormai alla resa dei conti.