Bill e Guido: cose tra uomini

Ieri all’aeroporto di Port-au-Prince il Capo Dipartimento della Protezione Civile italiana, Guido Bertolaso, ha incontrato il coordinatore degli aiuti internazionali ad Haiti su mandato delle Nazioni Unite, Bill Clinton. Pare che l’ex presidente americano sia stato prodigo di complimenti nei confronti di Bertolaso, elogiando il lavoro svolto dall’Italia nelle attività di soccorso alla popolazione gravemente colpita dal terremoto dello scorso 12 gennaio. Il sottosegretario, nel ringraziare Clinton, lo ha invitato a visitare l’Aquila per verificare di persona l’andamento della ricostruzione. Insomma, tra i due è scattata subito l’intesa. Rapporti molto diversi sono intercorsi invece tra un’altra Clinton, Hillary, e lo stesso Bertolaso, al punto che l’attuale Segretario di stato americano aveva definito «solo chiacchiere da stadio» le polemiche del capo della Protezione civile italiana sulla mancata efficienza dell’intervento americano ad Haiti. «Haiti non è L’Aquila» aveva tagliato corto la Clinton. Su quali passioni comuni avranno trovato l’intesa Bill e Guido?

USA off limits per i feriti di Haiti

Sono sospesi i voli militari coin i quali, dopo il terremoto del 12 gennaio,  sono stati trasportati negli ospedali degli Stati Uniti centinaia di feriti gravi. Ecco come la notizia è stata raccontata da Roberto Zichittella su Il Riformista di domenica 31 gennaio.

E’ bello e giusto essere generosi e solidali con le vittime del terremoto di Haiti, ma poi chi paga? La domanda arriva da Charlie Crist, dal 2006 governatore della Florida. Crist, un repubblicano, ha scritto a Washington per chiedere al governo federale di partecipare alle spese per le cure dei feriti haitiani  ricoverati negli ospedali della Florida. Il risultato è che da mercoledì sono sospesi i voli militari con i quali venivano trasportati negli Stati Uniti alcuni dei feriti più gravi estratti dalle macerie del terremoto.

Nelle ultime due settimane sono circa 500 gli haitiani portati in Florida a bordo dei C-130 dell’esercito per essere curati. Sono persone con gravi fratture e ustioni molto estese, tra loro c’è anche un bambino con una  lesione al cranio e diverse costole fratturate. Altre decine di feriti sono ricoverati nelle cliniche di altri stati. Ma ora tutto si è bloccato ed è cominciato un  confuso e anche un po’ vergognoso scaricabarile.

Il governatore della Florida nega di aver chiuso le porte in faccia alla gente di Haiti. “Vogliamo continuare ad assistere i nostri vicini di Haiti, ma ci vuole un piano di azione e il rimborso delle spese che ci stiamo accollando”, dice Sterling Ivey, portavoce del governatore Crist. Non c’è una stima delle spese finora sostenute, ma secondo il New York Times le cure per centinaia di feriti molto gravi, bisognosi di trattamenti complessi, ammontano certamente  ad alcuni milioni di dollari. Una spesa pesante in tempi di crisi e soprattutto per un governatore in corsa per un seggio al Senato federale nelle elezioni di mid-term del prossimo novembre. Farsi la fama di spendaccione in un anno elettorale  non può certo aiutare Crist.

Lo stesso  portavoce del governatore  ammette che la richiesta di Crist al governo federale può aver provocato una certa “confusione”. E il risultato si vede. Il ministero della Salute sostiene che la decisione di sospendere i voli militari è stata presa dall’esercito. I militari ribattono che sono stati costretti a interrompere i voi quando gli ospedali della Florida hanno deciso di non accogliere più i feriti nei loro reparti. Non è vero, replicano, le autorità ospedaliere. Abbiamo solo chiesto, precisano, di dirottare alcuni malati verso altri ospedali della Florida, non solo quelli della zona meridionale dello Stato.  Confusione totale, quindi.

Una soluzione potrebbe essere quella di applicare il National Disaster Medical System, una procedura utilizzata in caso di gravi disastri. Questo consentirebbe di coprire con soldi pubblici federali i costi delle cure per i feriti, senza distinzioni fra cittadini americani, haitiani legalmente immigrati o immigrati temporanei.

Intanto la lista dei feriti haitiani bisognosi di cure specialistiche è sempre più lunga e sull’isola non ci sono strutture mediche così sofisticate da consentire terapie efficaci.

Ma gli aerei non partono. I sopravvissuti in buona salute, invece, stanno organizzando i primi barconi per lasciare Haiti. Un gruppo di cento persone è stato intercettato all’altezza delle isole di Turks e Caicos, un territorio d’oltremare del Regno Unito situato a circa 145 chilometri dalle coste di Haiti. Per il momento gli haitiani non sono stati respinti, ma la autorità britanniche hanno deciso di ospitarli in un centro sportivo. Questi boat people sono l’avvisaglia di un esodo previsto e temuto da gran parte degli Stati della regione caraibica. Il terremoto del 12 gennaio ha lasciato senza casa un milione e mezzo di haitiani. E’ gente che non ha nulla da perdere a sfidare la sorte su un barcone della speranza.

ROBERTO ZICHITTELLA

Scientology sbarca ad Haiti

Oggi fa notizia l’arrivo di John Travolta ad Haiti. L’attore, ai comandi di un aereo, è atterrato a Port-au-Prince portando aiuti e volontari di Scientology,l’organizzazione di cui egli stesso fa parte. La presenza di Scientology ad Haiti era già stata anticipata domenica 24 gennaio da un articolo di Roberto Zichittella in prima pagina su Il Riformista, che pubblichiamo integralmente.

Sono arrivata ad Haiti!Comincia l’avventura!”. Così scrive sul suo blog Ellen, una giovane volontaria di Scientology arrivata venerdì a Port-au-Prince con un volo partito da Los Angeles. Ellen non ha avuto ancora il tempo di mettere sul blog fotografie da Haiti. Ci sono però le foto che la mostrano prima della partenza, in aeroporto, sorridente nella sua maglietta gialla con la scritta “Volunteer of Scientology”.

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Berto-laden contro l’America

Guido Bertolaso attacca gli Stati Uniti. Nel giorno in cui Bin Laden torna a farsi sentire minaccioso, anche il capo della Protezione Civile, arrivato da alcuni giorni ad Haiti, critica gli Usa. “Gli Stati Uniti confondono l’intervento militare con l’emergenza. Troppe stellette e troppo show per la tv”, dice. Panico alla Farnesina. Il ninistro degli esteri Frattini si dissocia  e prende le distanze. Bertolaso non è superman.