Letterina

Caro Di Pietro,
In un’intervista al Corriere della Sera oggi fai mea culpa. Ma non basta. E no. Come scrivevamo ieri, dovresti spiegare dove prendi la gente che porti in Parlamento, come la scegli. Oggi ti dici dispiaciuto di quello che è successo, dei due deputati del tuo partito che hanno dato al governo due dei tre voti che gli hanno consentito di sopravvivere. Insomma, se quei due voti fossero andati dall’altra parte, oggi avremmo una maggioranza diversa. Ed è un film già visto. Già in passato ci sono stati deputati tuoi che hanno fatto il salto, in modo decisivo. E allora: chi, cosa, garantisce che il tuo partito non lo faccia ancora? Che non continui a offrire, attraverso i suoi deputati, altre occasioni d’oro alla classe politica che dichiara di voler combattere? Serve quindi qualche spiegazione sul metodo: Di Pietro, come scegli i tuoi deputati? Chi te li presenta? Come verifichi il loro curriculum? In base a cosa hai stabilito che Razzi e Scilipoti, che oggi hai definito “privi di strumenti culturali”, fossero degni di sedere in Parlamento? Intendi completare la tua autocritica con una dettagliata spiegazione di come sceglierai i tuoi prossimi deputati, per evitare che succeda ancora, ammesso che qualcuno intenda ancora votare il tuo partito?
Fiduciosi in una risposta molto presto,
Atlantis.

Molti capiranno

Probabilmente Antonio Di Pietro non ha voglia, oggi, di parlare di Domenico Scilipoti. Ma prima o poi dovrà spiegare come sceglie i candidati. Domenico Scilipoti, protagonista di scene memorabili in Parlamento e fuori, è una creazione di Di Pietro e del suo partito. Prima o poi Di Pietro avrà voglia di spiegare i criteri con cui sceglie le persone che porta in Parlamento.

Scilipoti, che oggi ha votato a favore del governo esprimendo uno dei tre voti di vantaggio ottenuti dall’esecutivo di Silvio Berlusconi, ha detto in Parlamento che per le strade di Roma c’erano delle manifestazioni a suo favore. Ecco, questo è il filmato della manifestazione. La gente che regge il cartello non sa neanche chi sia, Scilipoti.

Scene indimenticabili. Ma c’è di più. Il deputato dell’Italia dei Valori ha detto che ha votato a favore di Berlusconi per lasciare un segno nella storia. Ha detto proprio così. E poi ha parlato di guerra civile da evitare. Mentre qualcuno si domandava se fosse il caso di misurargli la febbre, Scilipoti interveniva in aula per annunciare un voto “storico”.

Scilipoti ha le sue idee. Anche a proposito dell’ortografia:

Un conto è la legge elettorale, senz’altro discutibile. Altro sono i criteri per scegliere i candidati. Ecco, sarebbe arrivato il momento, per Antonio Di Pietro, di spiegare come sceglie i suoi.

Tonino e la strategia del terrone

Ma guarda che idea rivoluzionaria: smettere di pagare il canone Rai. Esiste addirittura una “iniziativa” che invita i cittadini a disdire e optare per l’altra parrocchia: SKY. Ora, qui siamo un po’ scarsi in economia e non riusciamo a capire come questo boicottaggio possa mai aiutare il mondo a diventare migliore, figuriamoci la Rai a migliorare i programmi.

Non lo spiega neanche il sito internet di Antonio Di Pietro nel comunicato che annuncia l’adesione del suddetto alla suddetta “iniziativa”. Quindi ci tocca passare la notte con gli occhi spalancati a domandare al soffitto: perché?

E ci tocca lasciare tra virgolette la parola “iniziativa” perché questa parola, in questo caso, c’entra come un cavolo a merenda. Quando si fa un’iniziativa, infatti, si decide di fare qualcosa. Qui invece si invita la gente a smettere. Smettere di pagare il canone. Come se non fossero già milioni quelli che non lo pagano (e già ci si potrebbe interrogare: con quali effetti?).

Tra i molti che attualmente non pagano ci sono quelli che proprio non possono, e passi. Ma ce ne sono anche tanti che potrebbero, però si sentono furbi, anzi intelligenti (spesso la differenza tra furbizia e intelligenza gli sfugge). Sono quelli che pensano di migliorare la Rai strozzandola economicamente. Applicando la stessa logica alla vita privata, picchiano la moglie per renderla più virtuosa. A volte ci riescono. Dicono. Se la parola “terroni” ha mai avuto un senso, dev’essere per indicare questi soggetti qui. Continua a leggere