Cota, il padano tranquillo

Pubblichiamo intregralmente il ritratto di Roberto Cota, nuovo presidente della Regione Piemonte, apparso su  Il Riformista del 2 aprile 2010.

Da Novara s’avanza uno strano leghista. Mezzo terrone e di gentile aspetto. Non rozzo e discretamente educato. Che sa stare a tavola e capace di attaccare l’immigrazione clandestina senza evocare calci in culo, profanazioni suine, affondamenti di barconi e disinfestazioni di treni. Senza camicia verde, ma con indosso la lucida corazza del defensor fidei cattolico, tanto da strappare applausi in Vaticano.

Roberto Cota, il nuovo governatore del Piemonte, è il leghista che non ti aspetti. Continua a leggere

Pesci d’aprile, updated

La Circle Line di Londra si trasformerà in un laboratorio di fisica sperimentale, come quello circolare che sotto il suolo di Ginevra serve per fare gli esperimenti sulla natura della materia.

La catena di supermercati Walmart offrirà ai clienti la possibilità di macellarsi la carne da soli.

L’aereoporto di Palermo sarà intitolato a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia invece che a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Monsignor Fisichella dice che la Lega è in “piena condivisione” della linea morale della Chiesa cattolica.

Al nord sono più civili

Fino a ieri ce l’avevano coi terroni. Ora che i terroni li votano, ce l’hanno con gli immigrati. Ma anche gli immigrati, quando potranno votare, voteranno per loro. Ciò non toglie che questi manifesti siano un salto di qualità nel discorso razzista della destra che governa l’Italia, e che in un paese civile non dovrebbe esserci posto per chi accumula potere e miliardi con queste cose. Anche perché con queste scemenze abbiamo già dato.

Gli slogan della Lega e i fatti

La Lega Nord è al governo a Milano almeno dal giugno 1993, quando il leghista Marco Formentini venne eletto alla carica di sindaco. Sono passati quasi diciassette anni. La Lega da allora è in maggioranza al Comune di Milano, dove attualmente il leghista Matteo Salvini presiede la Commissione Sicurezza.
I fatti di ieri, con gli scontri tra bande di immigrati, segnalano il fallimento della ricetta leghista sull’immigrazione. Una ricetta fatta più di propaganda che di competenza.
In questi casi di solito la destra punta il dito contro il suo capro espiatorio preferito: la sinistra e il suo “buonismo”. Stavolta dovrà farne a meno. Milano è tra i pochi posti in Italia dove non si trovi traccia di una sinistra che abbia avuto tempo e voglia di governare negli ultimi quindici anni. Anche le leggi nazionali sull’immigrazione portano il nome del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi.
Con la Lega Milano è stata docile e generosa come una una pagina bianca. Se la politica è l’arte del possibile, molte sono le possibilità che gli elettori hanno concesso alla Lega. E ciò che abbiamo sotto gli occhi è tutto ciò che gli amministratori di Milano, Lega in primis, sono riusciti a fare. Non ci sono maschere, paraventi, alibi, scuse, foglie di fico. Niente. La destra è sola di fronte al suo fallimento.
Con le spalle al muro, la coalizione di governo farà tesoro della sua macchina di propaganda, la stessa che finora ha seminato odio, riempito gli autobus di razzismo e le redazioni di pregiudizio. Per chi continua a cascarci non ci sono più scuse. Stavolta i fatti sono più eloquenti di qualsiasi propaganda.

Panta rei, oppure no

Diverse cose restano memorabili del caso di Erika e Omar oltre alle frottole inventate dai due assassini per depistare le indagini sull’uccisione della mamma e del fratello di lei.
A sentire quelle frottole (dissero che erano stati “gli albanesi”) la Lega annunciò prontamente una manifestazione-con-fiaccolata contro l’immigrazione.  Enrico Mentana commentò la strage al Tg5 invocando il pugno di ferro contro gli immigrati.
Poi si scoprì che gli assassini erano italiani, nonostante i nomi: Erika e Omar. La Lega revocò la manifestazione. Mentana invece non trovò niente da revocare, correggere o spiegare. Neanche adesso, che a distanza di anni Canale 5 manda in onda i filmati in cui Erika mentiva. Dopo tanti anni nessuno ha chiesto scusa agli italiani, al pubblico, agli immigrati. Ci si chiede spesso da dove saltino fuori adolescenti come Erika e Omar. Ci si dimentica di come anche i grandi, a volte, facciano fatica ad ammettere di aver fatto una cazzata.