Chris Hondros (1970-2011)

Chris Hondros, fotoreporter per Getty Images, è stato ucciso dall’esplosione di una granata durante i furiosi combattimenti nella città libica di Misurata. Hondros ha perso la vita insieme all’amico, collega e coetaneo Tim Hetherington. Hondros era nato a New York nel 1970. Dopo gli studi di letteratura si era dedicato al fotogiornalismo. Aveva documentato eventi di guerra in varie parti del mondo (Kosovo, Sierra Leone, Liberia, Iraq, Afghanistan). Per le sue  sue foto e i suoi reportage aveva vinto numerosi premi, fra i quali il prestigioso “Robert Capa Gold Medal”. 

Gaza, Galimberti e la Libia

Grande clamore, in questi giorni, sul caso della Libia che ha paragonato Gaza a un campo di concentramento, con l’ambasciatore italiano Marcello Spatafora che avrebbe chiesto la sospensione della riunione dell’Onu. Strano, però, che finora in Italia siano passate inosservate le parole del filosofo-guru Umberto Galimberti- Eccole qua:

… io non so se qualcuno ha visitato mai Gaza. Gaza è, letteralmente, un campo di concentramento. E allora cosa succede? è il caso, per prendere quelli che si ritiene essere dei terroristi, di abbattere ponti, togliere l’elettricità, eliminare l’acqua a gente che vive praticamente in una condizione di deserto? Questi non sono crimini contro l’umanità? Che differenza passa tra un attentato palestinese e un raid israeliano, se non semplicemente una differenza tecnica di chi avendo una maggior potenza militare può fare cose più eleganti di quanto non facciano i poveri? Questa mi pare davvero una questione di grandissima ipocrisia.
Guai oggi a chi dice di essere anti-americano (perché non lo si può essere?) e guai ancora a chi denuncia il fatto che forse una enclave occidentale come quella israeliana nel mondo arabo non è la cosa migliore che si sia potuta pensare nella storia.

Il brano è la trascrizione di un intervento che si trova tuttora nel sito della Feltrinelli, tra i podcast, puntata 28 della serie “La casa di Psiche” (si scarica cliccando qui). Da notare che il testo risale al giugno 2006: all’epoca a Gaza si stava un po’ meglio di oggi!