L’ultimo sberleffo di Cossiga, ma il funerale sarà privato

Francesco Cossiga è morto alle 13.18 di oggi al Policlinico Gemelli di Roma. Aveva 82 anni. L’ultimo suo sberleffo è proprio questa morte nel cuore di agosto. L’intera classe politica dovrà sospendere le ferie per accorrere a Roma, a rendere omaggio all’ex Capo dello Stato. La camera ardente sarà aperta domani al Gemelli, dalle 10 alle 18. Almeno le diposizioni testamentarie di Cossiga hanno evitato un funerale di Stato che avrebbe costretto a stare fianco a fianco Napolitano, Berlusconi, Fini e compagnia cantante. Una circostanza di cui, in queste agitate settimane della politica italiana,  tutti avrebbero fatto volentieri a meno, e non solo per l’affetto nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica. I funerali di Cossiga si svolgeranno in forma privata in Sardegna.

Lo schizoide

C’è un uomo politico italiano che avrebbe definito il nostro premier “una persona dissociata e afflitta da disturbi schizoidi”. Ne ha parlato stamane Eugenio Scalfari su Repubblica nel suo consueto editoriale ed essendo ormai trascorsa una giornata intera senza nessuna smentita, si può ritenere che l’episodio sia realmente accaduto. Fin qui nessuna novità – penseranno in tanti – perché l’on. Di Pietro su Berlusconi ne ha dette anche di peggiori. E invece no, perché a pronunciare quelle parole sarebbe stato nientemeno che il Presidente della Repubblica. Pare che Napolitano sia rimasto molto contrariato dalle critiche espresse da Berlusconi a proposito dell’attività di controllo preventivo esercitata dalla Presidenza delle Repubblica sui disegni di legge presentati dal governo, controllo previsto espressamente dall’art.87 della nostra Costituzione. Invece in un colloquio privato il premier schizoide avrebbe promesso al Presidente di non muovere pubblicamente altre critiche a lui e al suo staff.
In totale sintonia col Presidente della Repubblica, pieno sostenitore del federalismo, si trova invece la Lega. E così oggi l’unico in grado di dividere Berlusconi da Bossi è proprio Napolitano. Con buona pace di Di Pietro.

Italia, mon amour

“Mia moglie può temere solo un’altra donna, l’Italia!”. Così ha detto Guido Bertolaso, grande capo della Protezione Civile, ricevendo giovedì sera al Parco della Musica il premio alla carriera da parte del Comune di Roma in occasione del Concerto di Natale per la Pace.

In sala lo ascoltavano un pubblico poco folto (la serata era ad inviti, ma molti non sono venuti, forse spaventati dalla prospettiva di ascoltare la poco nota  Sinfonia n.2 di Rachmaninoff diretta da Pappano, davvero bellissima), il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Sottosegreatrio alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Fitto il parlottìo tra Napolitano e Letta. Poi Letta si è elegantemente defilato prima dell’ingresso dell’orchestra di Santa Cecilia. Un bacio alla coppia  Bertolaso e poi via da un’uscita laterale. Il posto di Letta è stato occupato da Gianni Alemanno, il quale ha ascoltato il concerto seduto alla sinistra di Napolitano. Non c’era Isabella Rauti, la first lady del Campidoglio. Accanto a Napolitano sedeva invece la signora Clio.

Tanti auguri, ingegnere!

Troppi fotografi in Abruzzo. Troppe telecamere. Se ne lamentava il Presidente della Repubblica (che avrebbe detto “non rompete” ai fotografi), se ne lamenta l’ingegner Massimo Marinelli, lo sposo, che si scaglia contro la schiera di reporter accorsi a documentare il primo matrimonio tra le macerie del terremoto.

sposo-arrabbiato

Le foto sul sito di Repubblica mostrano Marinelli che apostrofa i fotografi schierati a fotografare lui, la sposa e gli invitati. Bisognerebbe capire cosa sia successo davvero e quale invadenza abbia suggerito poi di chiudere la cerimonia al pubblico. Si potrebbe arrivare a pensare che il problema numero uno di questi giorni non siano i danni, non le responsabilità di chi doveva proteggere gli abruzzesi dal terremoto ma, ancora una volta, quelli che cercano di raccontarlo. Bene o male. Con discrezione o con invadenza. Con misura o senza. Con la cronaca o con la satira.

Con tanti auguri agli sposi, viene da chiedersi quanto possano aver dato fastidio fotografi, cameramen e cronisti. Viene da chiedersi se i poliziotti che si vedono accanto alla sposa nelle altre foto proposte da Repubblica fossero lì per caso, oppure a prevenire chissà quale crimine (per proteggere la sposa? Da chi? E da cosa?). Se i fotografi siano diventati un problema di ordine pubblico. Se il presidente Napolitano avesse proprio bisogno di scomodarsi personalmente a scacciarli come se fossero mosche, e se abbia mai riflettuto che forse “rompono” ma è meglio che ci siano (possiamo ancora sperare che la stampa faccia vedere quello che succede, almeno dopo che è successo, visto che le inchieste sul “prima” non le vuole leggere, vedere o sentire nessuno?). Viene il sospetto che trattare male fotografi e giornalisti sia di moda ormai. Una moda bipartisan, per giunta. A trattar male i giornalisti e a dire quanto sono stupidi e inutili ci si fa sempre un figurone e c’è sempre qualcuno che fa sì con la testa. Chissà se succede anche nei paesi democratici.

COLPO DI STATO!

Il Governo ha varato poco dopo le 14 di oggi un Decreto legge sul caso di Eluana Englaro.  Il Consiglio dei ministri lo ha approvato all’unanimità nonostante l’opposizione, motivata oggi con una lettera, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E’ un gesto gravissimo. Il potere esecutivo scavalca il potere giudiziario.  E’ un giorno nero per la Repubblica.