Usa: anche i soldati atei vogliono il loro cappellano

Anche gli atei che indossano la divisa delle forze armate degli Stati Uniti vogliono un cappellano. Sembra strano, ma è così, almeno secondo quanto ci racconta il New York Times. In totale oggi nelle forze armate Usa ci sono oltre 3 mila cappellani. Sono in gran parte cristiani (protestanti e cattolici), ma ci sono anche ebrei, musulmani, un buddhista e un hindu. Ora anche i militari non credenti vogliono una specie di guida spirituale in divisa. La richiesta è sostenuta, fra gli altri  da un gruppo di militari ateisti della base militare di Fort Bragg denominatoMilitary Atheists and Secular Humanists. La sigla del gruppo è MASH. Il nome richiama, certamente non a caso, il titolo di una celebre serie  televisiva e di un film di Robert Altman. In quel caso MASH era l’acronimo di Mobile Army Surgical Hospital.

La Terra salvata dai reggiseni?

Si sprecano le manifestazioni di sufficienza sull’iniziativa ecologica di una catena di negozi di biancheria intima, che invita le clienti a restituire i vecchi reggiseni per salvare il Pianeta. L’iniziativa forse non ci servirà dalla catastrofe, ma ha prodotto un articolo del New York Times che dà molta visibilità al marchio che l’ha promossa. Bingo.

Yes we can, forse

“Dopo una stagione di governo no we can’t il Presidente ha cercato lo spirito della sua campagna yes we can“. Così Peter Baker, sul New York Times, commenta il Discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato questa notte a Washington da Barack Obama. Obama ha parlato per 71 minuti. Soltanto 9 minuti del suo discorso sono stati dedicati al tema della sicurezza nazionale e alla minaccia del terrorismo. Obama si è concentrato soprattutto sui temi economici, quelli che oggi stanno più a cuore agli americani colpiti dalla crisi. Oggi negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione ha toccato il 10 per cento.

Einstein disse: senza i giornali, l’informazione avrebbe cinque giorni di vita

Articolo bello sul destino dei giornali. © 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

Prima c’è stato James Jones, inviato del programma tv “The Daily Show”. E’ arrivato alla sede del New York Times con il codazzo di telecamere e la precisa intenzione di ridicolizzare il grande giornale stampato su carta, trattato come un dinosauro, bruciato dall’accelerazione impressa alle notizie da Internet. Ha girato la redazione con in mano una copia e una domanda di sfida: “Mostratemi qui sopra una notizia successa oggi”. Continua a leggere

Stiff, Spook, Bonk……gulp!

I libri di Mary Roach hanno titoli formati da una sola parola di poche lettere. Prima Stiff (Stecchiti), poi Spook (Spettri). Ora, in aprile, esce negli Stati Uniti Bonk. Non sappiamo ancora come l’Einaudi (che ha pubblicato in Italia i libri della Roach) tradurrà Bonk, ma la parola si può tradurre con “botta”, nel senso di scopata. La Roach, infatti, dopo averci raccontato in modo magistrale i mille usi possibili dei cadaveri  e le bizzarre ricerche scientifiche sul mondo degli spettri, affronta questa volta il tema della ricerca scientifica e del sesso. Di sicuro lo farà da par suo, con il consueto mix di humor e di rigorosa e documentata ricerca giornalistica che l’anno resa un’autrice popolare e apprezzata (Stiff, nonostante il tema macabro, é rimasto a lungo nella classifica dei bestsellers del New York Times). Aspettiamo con ansia l’uscita del libro, intanto accontentiamoci di gustare la copertina, nella quale si vedono due coccinelle che fanno l’amore sulla O della parola BONK.  La possiamo vedere in anteprima sul sito personale della Roach: www.maryroach.net. E non fatevi impressionare dallo scarafaggio…..