Le entrate a braccio teso di Gasparri

“Ricordate lo scatto meccanico del braccio destro del dottor Stranamore nel film di Kubrick? Oggi in Italia il dottor Stranamore ha assunto il volto del capogruppo del Pdl. L’onorevole Gasparri è una presenza abituale nei notiziari della televisione di Stato. Lo si è visto per anni impegnato nel faticoso tentativo di pronunziare frasi a effetto e di elaborare barlumi di pensieri politici, in contrasto palese con la natura dell’uomo al quale sarebbe più congeniale passare direttamente all’azione”

(Adriano Prosperi, su la Repubblica)

Manifesto elettorale

Le elezioni si avvicinano. Così velocemente che agosto sarà il mese perfetto per un’inchiesta sulle liste che saremo chiamati a votare. Chi sceglierà i nomi delle liste bloccate di ciascun partito? Con quale criterio?

Il vero problema del sistema vigente, infatti, non sono le liste bloccate, ma i criteri della loro composizione. Ecco perché il partito migliore sarà quello che sceglierà i candidati con trasparenza e metterà in lista persone competenti e oneste, politici di carattere, insomma persone che meriterebbero di vincere anche nel migliore dei sistemi elettorali possibili. Come sceglierle? Nella risposta a questa domanda i partiti possono distinguersi enormemente tra loro, sforzandosi di mettere in pratica quanto vanno dicendo su merito, innovazione, svecchiamento della classe dirigente.

Le liste bloccate non esistono solo in Italia. Il caso italiano si distingue, però, per la totale discrezionalità dei capi di partito nella scelta dei candidati. La legge elettorale potrà pure restare in vigore, ma nel suo ambito i partiti potranno distinguersi tra loro per democrazia interna. La democrazia, si sa, ha i suoi tempi. Ecco perché non è troppo presto per chiedere ai partiti: chi sceglierà i vostri candidati alle prossime elezioni? Con quale criterio?

Questione di mentalità

A chi ha chiesto a Verdini, indagato per un inchiesta su appalti pubblici, se avrebbe dato le dimissioni, il coordinatore del Pdl ha risposto: «Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità». Evviva la sincerità! In effetti, qualche dubbio sulla mentalità politica di Verdini era venuto a tanti quando, in occasione della manifestazione elettorale del 20 marzo a San Giovanni, il coordinatore Pdl scrisse una lettera ai parlamentari abruzzesi nella quale li esortava a recarsi nei quartieri ricostruiti (?) per reclamizzare la manifestazione e sollecitare i terremotati a ringraziare Berlusconi venendo a San Giovanni. Non contento, aggiungeva: “Non posso credere che quella popolazione, beneficiata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia 100 pullman oltre quelli già organizzati”. Tra l’altro, fu lo stesso Verdini a San Giovanni ad annunciare “siamo un milione” quando la questura parlò di 150mila persone in piazza.
È di qualche giorno fa la sentenza della Cassazione sul caso Marrazzo, nella quale è scritto che l’ex governatore del Lazio fu «chiaramente la vittima predestinata» di una «imboscata organizzata ai suoi danni» e nei suoi confronti non è ravvisabile alcuna responsabilità penale. Marrazzo non solo non è stato nemmeno indagato, ma era addirittura la vittima, eppure la delicatezza della vicenda che lo ha coinvolto ha reso inopportuna la sua permanenza in carica. Così dovrebbe comportarsi chiunque viene coinvolto in simili situazioni, quanto meno per decoro. Tanto comunque nel nostro paese, che finisca bene o finisca male, arriva sempre il momento della pubblica riabilitazione. Anche la prossima estate, come ogni anno, il Pdl svolge a Gubbio una sessione della sua scuola di politica. Ai nuovi virgulti del partito del premier auguriamo che in quei giorni Verdini abbia di meglio da fare.

A passo di gambero

Non c’è pace per il Pd. Meno di 3 anni di vita, 3 segretari diversi e altrettanti rovesci elettorali. Un’emorragia di voti e di dirigenti che sembra inarrestabile. Davanti a questo disastro, è inutile addossare la colpa al segretario pro tempore. Davanti al fallimento di tutte le linee politiche fin qui sperimentate, non si può negare che a fare acqua sia proprio il progetto del partito. Ammesso che un progetto ci sia, nessuno l’ha compreso. Dovrebbe essere ormai chiaro che non basta opporsi al modello berlusconiano se non si è in grado di proporre un modello alternativo di società e di sviluppo. Anche perché il fondamento del consenso elettorale è proprio l’adesione a un progetto e, per quanto discutibile, il Pdl ne ha uno. Perché un elettore dovrebbe fare militanza in un partito talmente ripiegato su se stesso da non saper ammettere una sconfitta elettorale? Perché il Pd non è più in grado di proporre nuove candidature in ruoli di governo come invece riesce al Pdl e alla Lega? Perché il Pd, un partito di sinistra, paradossalmente sfonda solo nei ricchi centri urbani ma affonda nelle province più disagiate? Adesso 49 senatori hanno chiesto a Bersani un cambio di passo. In realtà a queste nostre domande non dovrebbe rispondere solo il segretario, ma tutti coloro che hanno fondato e voluto questo partito. Perché continuando così, a passo di gambero, si rischia di non vedere il precipizio.

De Panino Maraton

Il Pdl mostra una certa indecisione davanti a date e scadenze. E così, dopo aver indetto per sabato 20 la grande manifestazione per il diritto al voto per bocca del premier Berlusconi, arriva il dietrofront: la manifestazione si terrà domenica 21, in Piazza San Giovanni. Peccato però che in quella data sia in programma da diversi mesi la tradizionale maratona di Roma, per la quale San Giovanni rappresenta uno degli snodi più suggestivi. Gli organizzatori della maratona tremano: con i tempi che corrono, tutto può essere spostato per decreto, figuriamoci una maratona. Ma anche i contrattempi possono essere delle opportunità: perché non fondere la maratona con la manifestazione elettorale? Perché scegliere una sola piazza se si può avere “ai piedi” tutta la città eterna? Mica male l’idea dei panzuti onorevoli pidiellini con le scarpe sportive ai piedi in cerca di voti strada per strada! E il nostalgico La Russa già auspica una riedizione del 1922. D’altronde, pare che tra i dirigenti Pdl un certo Alfredo Milioni abbia ancora un panino da smaltire.

Un giudice a Berlino

Nello psicodramma legato alla mancata presentazione delle liste elettorali il Pdl si è affidato prima al Presidente della Repubblica, poi alla Magistratura. Giusto le due istituzioni delle quali Berlusconi non ha mai smesso di sottolineare la faziosità. E questo dice tutto sulla situazione in cui versa quel partito.
Ma fa più spavento un Cicchitto che si dice fiducioso dell’esistenza di  “un giudice a Berlino” che un  La Russa che lancia oscure minacce. Davanti a una violazione provata e incontrovertibile, non c’è giudice che tenga. Né a Berlino, né a Roma. E’ vero che un giudice che ti dà ragione alla fine lo trovi, ma devi anche trovare un modo per dimostrare che hai ragione. Se si sostiene che dodici più venti è uguale a dodici, allora tutto è possibile. Ce ne ricorderemo quando avremo il conto in rosso e le bollette scadute: “Ci sarà pure un giudice a Berlino”.

Il soggetto della frase

Di solito le frasi hanno un soggetto. La frase scritta su questo manifesto non ce l’ha. E non è un caso. Per i dirigenti del Popolo della Libertà sarebbe troppo imbarazzante, infatti, scrivere che a togliere il voto agli elettori del PdL è stato lo stesso PdL. Cari e indignatissimi elettori del PdL, ora tocca a voi. Andate a trovare i dirigenti del partito e fatevi sentire.