“L’Italia fuori dai giochi”. Consoliamoci con Vivaldi.

Rinaldo Alessandrini, romano,clavicembalista, organista, direttore d’orchestra, fondatore del gruppo Concerto Italiano, è tra i maggiori interpreti al mondo della musica di Monteverdi.  Ma nel suo repertorio, fra gli altri, troviamo anche Bach, Vivaldi, Haendel, Mozart e Rossini. Mercoledì 31 marzo si esibisce al’Auditorium Parco della Musica di Roma per la stagione di musica da camera dell’Accademia di Santa Cecilia. Il programma sarà dedicato alla Polifonia Romana, con musiche di Melani, Fabri, Alessandro Scarlatti e Domenico Scarlatti.

Rinaldo, il tuo prossimo disco in uscita è l’Armida di Antonio Vivaldi . Sarà una prima registrazione assoluta per la Naive, nella collana Vivaldi Edition. Che cosa ci puoi dire di quest’opera?

Armida è un’opera della quale sono rimasti solo il primo e il terzo atto. Il secondo è stato variamente ricostruito prendendo a prestito arie da altre opere di Vivaldi e ricomponendo i recitativi. E’ sembrata un’operazione interessante e quasi obbligata, volendo salvare l’unità di un libretto teatralmente molto intrigante e complesso. Lo stile non si discosta dal consueto. Dobbiamo sempre considerare che contrariamente ai secoli successivi l’opera era un genere – tranne alcune eccezioni – il più delle volte “usa e getta” e che comunque le riprese successive alla prima apportavano a volte modificazioni molto pesanti alla musica. Sarà sempre bene considerare la musica operistica di Vivaldi come puro intrattenimento, fugace.

Quali sono i tuoi prossimi concerti  e i principali progetti discografici?

Suoneremo ancora a Roma, e poi a Cremona in maggio. Io sarò a Bolzano e a Vicenza in autunno. A giugno invece registreremo un bel programma antologico di musica sacra dedicata alla Vergine. I compositori in questione sono molti: Victoria, Monteverdi, Soler, Carissimi, Byrd, Lorenzani e altri ancora.

Poiché spesso lavori all’estero puoi dirci, visto da fuori, come appare il panorama musicale e culturale  dell’Italia di oggi?

La crisi ha rimesso in discussione molti meccanismi che si davano ormai per scontati, sia dal punto di vista economico che di programmazione. All’estero sembra comunque che si faccia fronte alla crisi con abbastanza coscienza. L’Italia vista da fuori, eccetto poche eccezioni, sembra essere un po’ fuori dai giochi. Il nostro premier e le sue prodezze occupano l’immaginario dei nostri confratelli europei, al punto da far dimenticare che in Italia esiste ancora una vita civile, molto più di quello che gli italiani pensano, e i giudizi non sono per niente lusinghieri. E’ un peccato: l’Italia una volta esportava cultura di grande qualità. Oggi siamo considerati vittime di una situazione, quando va bene, oppure degli sconsiderati, quando ci attribuiscono la responsabilità di aver dato luogo a una tale situazione politica.