Un audioreportage dalla Tunisia a Radio3Mondo

Costruire la democrazia in Tunisia

La rivoluzione dei gelsomini ha innescato scintille di speranza in tutta la Tunisia. La febbre di liberta’ ha contagiato giovani, anziani, ricchi e poveri. Roberto Zichittella in un viaggio nella Tunisia del dopo Ben Ali ha realizzato un audioreportage attraverso le storie e le opinioni di chi si impegna per la costruzione di un nuovo paese. Selma Jabbes, direttrice di Al Kitab, la libreria che si trova nel cuore della citta’, Ayoub, studente incontrato sull’Avenue Bourghiba, teatro delle grandi manifestazioni che hanno portato alla caduta del regime, padre Jean Fontaine, un religioso della congregazione dei padri bianchi che vive in Tunisia da oltre mezzo secolo e il vescovo di Tunisi Maroun Lahham. E poi attraverso le testimonianze di Zakia Hadiyi, giornalista di Radio Kalima, e Walid Sultan Midani di Tunisian Reporters Agency un interessante scorcio sulla rinascita dell’informazione tunisina, uno dei settori piu’ sacrificati dal muro della censura ai tempi di Ben Ali.

Su Radio3Mondo alle 11,30

Il Nicaragua invade il Costa Rica per un errore di Google

Il titolo qui sopra è quello scelto da Wired per raccontare la crisi diplomatica più incredibile dell’era digitale. L’esercito del Nicaragua avrebbe spiegato di avere issato la sua bandiera in territorio straniero basandosi sulle mappe di Google, che attribuivano al Nicaragua una porzione di territorio che invece appartiene al Costa Rica. Google ha chiesto scusa e correggerà le sue mappe. Ma c’è chi sospetta che si tratti di una scusa, e che in realtà il Nicaragua abbia fatto l’errore senza aiuti esterni. La vicenda è raccontata anche da Roberto Zichittella (uno degli autori di questo blog) in un articolo (http://http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/294279/)  apparso  sulla prima pagina del Riformista l’11 novembre

Altro stile

 

Vede qualche analogia fra la situazione di Sarkozy e quella di Berlusconi in Italia?

No, non ne vedo. Nicola Sarkozy ha dei ministri che hanno fatto degli errori, ma lui non è stato toccato direttamente dagli scandali. Sarkozy non ha avuto bisogno di fare leggi per mettere la museruola alla stampa o indebolire la magistratura. E in ogni caso Sarkozy ha un atteggiamento più democratico rispetto a Berlusconi.

(Christophe Barbier, direttore del settimanale francese L’Express, intervistato da Roberto Zichittella per Il Riformista)

USA off limits per i feriti di Haiti

Sono sospesi i voli militari coin i quali, dopo il terremoto del 12 gennaio,  sono stati trasportati negli ospedali degli Stati Uniti centinaia di feriti gravi. Ecco come la notizia è stata raccontata da Roberto Zichittella su Il Riformista di domenica 31 gennaio.

E’ bello e giusto essere generosi e solidali con le vittime del terremoto di Haiti, ma poi chi paga? La domanda arriva da Charlie Crist, dal 2006 governatore della Florida. Crist, un repubblicano, ha scritto a Washington per chiedere al governo federale di partecipare alle spese per le cure dei feriti haitiani  ricoverati negli ospedali della Florida. Il risultato è che da mercoledì sono sospesi i voli militari con i quali venivano trasportati negli Stati Uniti alcuni dei feriti più gravi estratti dalle macerie del terremoto.

Nelle ultime due settimane sono circa 500 gli haitiani portati in Florida a bordo dei C-130 dell’esercito per essere curati. Sono persone con gravi fratture e ustioni molto estese, tra loro c’è anche un bambino con una  lesione al cranio e diverse costole fratturate. Altre decine di feriti sono ricoverati nelle cliniche di altri stati. Ma ora tutto si è bloccato ed è cominciato un  confuso e anche un po’ vergognoso scaricabarile.

Il governatore della Florida nega di aver chiuso le porte in faccia alla gente di Haiti. “Vogliamo continuare ad assistere i nostri vicini di Haiti, ma ci vuole un piano di azione e il rimborso delle spese che ci stiamo accollando”, dice Sterling Ivey, portavoce del governatore Crist. Non c’è una stima delle spese finora sostenute, ma secondo il New York Times le cure per centinaia di feriti molto gravi, bisognosi di trattamenti complessi, ammontano certamente  ad alcuni milioni di dollari. Una spesa pesante in tempi di crisi e soprattutto per un governatore in corsa per un seggio al Senato federale nelle elezioni di mid-term del prossimo novembre. Farsi la fama di spendaccione in un anno elettorale  non può certo aiutare Crist.

Lo stesso  portavoce del governatore  ammette che la richiesta di Crist al governo federale può aver provocato una certa “confusione”. E il risultato si vede. Il ministero della Salute sostiene che la decisione di sospendere i voli militari è stata presa dall’esercito. I militari ribattono che sono stati costretti a interrompere i voi quando gli ospedali della Florida hanno deciso di non accogliere più i feriti nei loro reparti. Non è vero, replicano, le autorità ospedaliere. Abbiamo solo chiesto, precisano, di dirottare alcuni malati verso altri ospedali della Florida, non solo quelli della zona meridionale dello Stato.  Confusione totale, quindi.

Una soluzione potrebbe essere quella di applicare il National Disaster Medical System, una procedura utilizzata in caso di gravi disastri. Questo consentirebbe di coprire con soldi pubblici federali i costi delle cure per i feriti, senza distinzioni fra cittadini americani, haitiani legalmente immigrati o immigrati temporanei.

Intanto la lista dei feriti haitiani bisognosi di cure specialistiche è sempre più lunga e sull’isola non ci sono strutture mediche così sofisticate da consentire terapie efficaci.

Ma gli aerei non partono. I sopravvissuti in buona salute, invece, stanno organizzando i primi barconi per lasciare Haiti. Un gruppo di cento persone è stato intercettato all’altezza delle isole di Turks e Caicos, un territorio d’oltremare del Regno Unito situato a circa 145 chilometri dalle coste di Haiti. Per il momento gli haitiani non sono stati respinti, ma la autorità britanniche hanno deciso di ospitarli in un centro sportivo. Questi boat people sono l’avvisaglia di un esodo previsto e temuto da gran parte degli Stati della regione caraibica. Il terremoto del 12 gennaio ha lasciato senza casa un milione e mezzo di haitiani. E’ gente che non ha nulla da perdere a sfidare la sorte su un barcone della speranza.

ROBERTO ZICHITTELLA

Scientology sbarca ad Haiti

Oggi fa notizia l’arrivo di John Travolta ad Haiti. L’attore, ai comandi di un aereo, è atterrato a Port-au-Prince portando aiuti e volontari di Scientology,l’organizzazione di cui egli stesso fa parte. La presenza di Scientology ad Haiti era già stata anticipata domenica 24 gennaio da un articolo di Roberto Zichittella in prima pagina su Il Riformista, che pubblichiamo integralmente.

Sono arrivata ad Haiti!Comincia l’avventura!”. Così scrive sul suo blog Ellen, una giovane volontaria di Scientology arrivata venerdì a Port-au-Prince con un volo partito da Los Angeles. Ellen non ha avuto ancora il tempo di mettere sul blog fotografie da Haiti. Ci sono però le foto che la mostrano prima della partenza, in aeroporto, sorridente nella sua maglietta gialla con la scritta “Volunteer of Scientology”.

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Autopromozione

Oggi, domenica 24 gennaio, gli autori di questo blog, Gaetano Prisciantelli e Roberto Zichittella, firmano entrambi su Il Riformista, il quotidiano diretto da Antonio Polito. Prisciantelli racconta il suo viaggio in pullman, da Roma a Bari, con i sostenitori di Nichi Vendola che voteranno alle primarie in Puglia.

Zichittella scrive a proposito dei volontari di Scientology arrivati ad Haiti.